Gli dei dell’antica Grecia hanno sempre avvertito: chi esagera finisce accecato e perduto. Purtroppo, anche noi rischiamo di essere perduti con loro. Ed è meglio rendersene conto in quest’epoca in cui conta solo l’uso della forza
Abbiamo letto analisi sulle rinascite degli Imperi, sulla sovranità nazionale, sul diritto internazionale. Molte sono interessanti, ma ci pare che stia mancando un po’ di memoria sulle “nostre” storie mondiali. Qualcuno ricorderà che c’era un leader convinto di poter dominare il mondo. Si chiamava Hitler. L’attacco alla Polonia, la marcia rapidissima su Parigi, le bombe su Londra. E, nel frattempo, nella (a suo dire) grande Germania, lo sterminio dei portatori di handicap, come prima mossa. L’idea fissa e crudelmente imposta delle vite “non degne” di essere vissute. Poi, la mossa definitiva, la soluzione finale, e cioè l’Olocausto, i campi di sterminio per gli ebrei e gli zingari.
Inutile raccontare tutto, ma Hitler si credeva il più forte, in parte lo era, e per renderlo debole ci vollero anni. Anche dopo quella tragedia, e cioè appena dopo la Seconda Guerra mondiale, cinque Nazioni fecero nascere l’Onu, l’organizzazione delle Nazioni Unite: succedeva già nel ’45. E nel ’49 nacque la Nato, il Patto Atlantico. Gli Stati Uniti, che avevano mostrato di essere i più forti, sganciando le terrificanti bombe atomiche, non ne lanciarono più. L’allora Unione delle Repubbliche Sovietiche, i cui eserciti avevano eroicamente respinto i tedeschi come già in passato i russi avevano fatto con Napoleone, si prese mezza Germania e un pezzo di Berlino, ma frenò gli altri desideri di conquista. Era stato persino possibile che la nostra Italia venisse divisa a metà. Cioè, che cos’era successo? Detto in estrema sintesi: i Governi dei Paesi che avevano vinto la Guerra avevano stabilito un principio nuovo, e cioè che non ci sarebbe stata più la legge del più forte. Ricostruire, progredire, darsi da fare. Capitalismo contro comunismo, ideologie sulle barricate. Si poteva rinunciare a esprimere l’idea di essere i più forti.
Non è che fossimo in pace, o che tutto andasse a meraviglia, nasceva la guerra fredda, con il suo carico di lutti, di spie, di gare nello spazio, di corsa agli armamenti. Quello che sta accadendo oggi è infatti qualcosa che nel ’45 non sembrava possibile. Le superpotenze sembrano accarezzare l’idea (tragica e insieme tragicomica) di tornare ad applicare la legge del più forte. Ha cominciato Putin, con l’invasione dell’Ucraina. Sta continuando Trump, che con un’operazione degna di un colossal di Hollywood ha mandato i corpi speciali a prendere il presidente di una Repubblica, il Venezuela e dalla sua camera da letto l’ha trasferito in un carcere di New York.
Senza argini
La Cina per ora è silente, ma certo non è inoperosa, visto che ogni tanto si avvicina a Taiwan. Insomma, i più forti adesso fanno capire a chiunque che sono i più forti. E lo sono davvero. Non hanno argini. Ed è come se avessero dimenticato le macerie e i milioni di morti civili e militari.
E noi, noi dei Paesi dell’Europa? Noi ricordiamo gli anziani che camminano a fatica nelle rsa. La politica degli slogan ha vinto da tempo sulla politica dell’analisi. Dipende anche dal lavoro, nemmeno troppo sotterraneo, sia della Russia sia della destra americana: da anni, grazie ai leader dei piccoli partiti o ai governi di destra, spezzano ogni soffio di reale coesione europea. Noi cittadini oggi siamo appesi alle notizie che ci arrivano dall’alto. L’intermediazione giornalistica è stata sostituita dai tweet, dalle dieci righe, dalla frase lanciata davanti ai microfoni da questo o da quello. Niente domande, niente spiegazioni da dare all’opinione pubblica. A quelli che si credono i più forti, tutto è permesso, anche se gli dei dell’antica Grecia hanno sempre avvertito che chi esagera finisce accecato e perduto. Purtroppo, anche noi rischiamo di essere perduti con loro. Ed è meglio rendersene conto, meglio provare a far girare un minimo di memoria.




