L’anno scolastico che sta per iniziare, vedrà sedersi ai banchi delle scuole elementari 134 mila bambini in meno rispetto al 2024. Negli ultimi due anni la popolazione scolastica è scesa sotto i 7 milioni e, secondo le stime del Governo, in meno di un decennio andrà sotto i 6. Meno studenti significa anche meno insegnanti. Solo nell’ultimo anno sono state eliminate 5.667 cattedre. E all’orizzonte si profila una prospettiva ancora più drastica: entro il 2035, gli insegnanti in meno saranno 130 mila. Così si rischia di minare la qualità dell’insegnamento. Un’onda lunga che colpirà anche superiori e università. Le soluzioni? Più aiuti alle famiglie
C’erano una volta le classi pollaio, gruppi classe molto numerosi in cui era difficile fare lezione che riempivano le cronache con toni preoccupati, quasi ignorando che la realtà alle porte sarebbe diventata l’opposto: ogni anno il numero degli studenti diminuisce. Un dato, in verità, molto prevedibile e che i demografi – coloro che studiano l’andamento della popolazione – dicevano già da tempo: se nascono sempre meno bambini, presto avremo le scuole sempre più vuote.
E questa realtà che ha già investito in pieno le scuole dell’infanzia, si affaccia ora alle scuole primarie di tutta Italia e nel giro di pochi anni il problema toccherà superiori e le università. L’anno scolastico che sta per iniziare vedrà sedersi nei banchi delle scuole elementari 134 mila bambini in meno rispetto all’anno scorso. Negli ultimi due anni la popolazione scolastica è scesa sotto i 7 milioni di studenti e, secondo le stime del Governo diffuse in primavera, in meno di un decennio andrà sotto i 6.
Ma l’impatto di quest’onda lunga non è e non sarà uguale ovunque. Se nelle città o nei paesi più popolosi le sezioni arriveranno alla lettera C, quando una ventina d’anni fa si arrivava alla F e alla G, nelle aree rurali o di montagna si rischia proprio di chiudere le scuole. «Nei piccoli paesi con pochi nati si riesce a tenere aperta la scuola dell’infanzia, accorpando in una classe bambini dai 3 ai 6 anni. Ma alle elementari servono numeri più alti e ci sono migliaia di paesi in Italia dove non sono abbastanza. Anche avere gruppi troppo piccoli rischia di far perdere un aspetto importante della scuola italiana, dove la costruzione del gruppo classe è un elemento difficile da sostituire – dice Gianpiero …




