Il nome d’arte scelto da Agostina Mendiola – giovane contorsionista argentina che ha vissuto in Italia per sette anni e ora ritornata nel suo Paese – è Cronopia. I cronopios sono creature immaginarie nate dalla fantasia dello scrittore argentino Julio Cortázar. «Il libro si chiama Storie di cronopios e di famas – spiega Agostina – Cortázar racconta di due tipi di esseri: i cronopios, liberi, sognatori e un po’ caotici, e i famas, più organizzati e conservatori. Ho scelto questo nome perché rappresenta la libertà creativa e lo spirito ottimista che voglio trasmettere col mio lavoro».
Come hai cominciato a fare la contorsionista?
Ho iniziato a 5 anni con la ginnastica artistica e poi ritmica. A 16 anni l’ho lasciata per dedicarmi al circo, ed è lì che ho conosciuto l’arte del contorsionismo. Mi alleno tutti i giorni, anche se la cosa più importante non è tanto il numero di ore, ma la costanza. Quando sono in tournée è più difficile allenarsi, quindi la routine si riduce, ma cerco sempre di mantenermi in movimento.
A Buenos Aires, dove ora vivi, gli artisti di strada sono valorizzati?
L’arte di strada a Buenos Aires è sempre ben accolta, la si può vedere ovunque. Non direi che non sia valorizzata, piuttosto il problema è economico: il denaro che il pubblico può offrire è molto meno rispetto che in altre parti del mondo. Ma questo non significa che non venga apprezzata.
Viaggi molto per lavoro, Europa e Americhe. Quali sono i Paesi dove la professione di artista di strada ha maggiori opportunità?
Frequentando i festival d’arte di strada ho notato che è molto ben valorizzata in Paesi come la Svizzera, l’Austria o la Germania. Però, allo stesso tempo, credo che il mondo sia ancora lontano dal dare il giusto riconoscimento a un artista di strada quando si esibisce al di fuori del contesto di un festival. In un festival c’è un programma, c’è un contratto, e questo garantisce al pubblico che gli artisti siano professionisti. Ma fuori da lì, spesso questo riconoscimento manca.
Hai vissuto molti anni in Italia, e poi sei tornata in Argentina. Perché hai fatto questa scelta? Che legame conservi oggi con l’Italia?
In realtà era una scelta già in parte presa prima di partire per l’Italia: non è mai stato un viaggio di sola andata. E allo stesso tempo non posso dire con certezza che non tornerò mai a vivere in Italia. Fa parte di questo stile di vita conservare la libertà. Con l’Italia io e la mia famiglia abbiamo un legame molto forte: mia figlia ha vissuto lì quasi tutta la sua infanzia. I miei nonni sono di origine italiana. Quindi è un Paese al quale torneremo sempre.





