Nata ad Asmara ma da 50 anni a Milano, Alganesh Fessaha è fondatrice e presidente dell’associazione Gandhi Charity con cui, nel corso degli anni, ha salvato migliaia di migranti
Alganesh Fessaha è nata in Eritrea, in un piccolo paese, Zazzega, nel 1950, ma subito la sua famiglia si è trasferita ad Asmara, dove ha vissuto fino al liceo. Vive a Milano da oltre cinquanta anni e ha studiato all’Università Cattolica, facoltà di scienze politiche. Quando le chiedi se il colonialismo è finito, ti guarda sorridendo e spiega che ha solo cambiato abito. Poi racconta di quando era studentessa e Gianfranco Miglio, ideologo della Lega, era il suo professore. Alganesh doveva sostenere un esame con lui. Il professore le chiese cosa ne pensasse del colonialismo, affermando che gli italiani avevano portato in Africa cultura e civiltà. Lei reagì.
«Dissi che gli italiani avevano derubato, distrutto e creato situazioni di ghettizzazione nel mio Paese. Il professore strappò il mio statino e mi disse di ripresentarmi». Lei lo fece tre volte, ma il professore ripeteva sempre la stessa scena e Alga fu costretta a cambiare università.
Quel carattere di donna ribelle e volitiva non l’ha abbandonata e all’inizio lo mise al servizio della carriera. Divenne manager di una multinazionale, lavorava in Sudan. «Avevo abbandonato l’amore per il prossimo insegnatomi dai miei genitori. Pensavo solo alla carriera. Ma nel 1998 cambiò tutto. La mia vita ebbe una svolta e da allora mi sono sempre dedicata alla lotta del traffico di esseri umani e all’aiuto alle vittime».
Alga era andata a Kessala, in Sudan, per vedere i campi profughi dove si erano rifugiati gli eritrei in fuga dalla guerra che in quel periodo era scoppiata con l’Etiopia. Si aggirava nel …





