Storia di un teatro sognato e costruito, pietra dopo pietra, dal pastore-scultore Lorenzo Reina
Tra i tesori di Sicilia che lasciano a bocca aperta per lo stupore, ce n’è uno che oltre alla bocca a barattolo ti fa gli occhi umidi di meraviglia. E come tutti i tesori bisogna andarlo a cercare, questo posto, inerpicandosi a mille metri sui monti Sicani, scarpinando tra le rocche di Santo Stefano Quisquina, nella parte interna del territorio di Agrigento. È qui – dove nelle giornate buone, mentre il cuore si nutre di infinito e lo sguardo scorge la sagoma dell’isola di Pantelleria – che l’orizzonte lascia tutti a bocca aperta. Ma a far spalancare gli occhi di meraviglia è l’opera che rende questa terrazza un unicum al mondo.
Lo si percepisce sedendosi su uno dei 108 cubi di pietra della cavea del Teatro Andromeda. Che non è solo un teatro all’aperto, ma un monumento alla natura, alla poesia, all’astronomia, alla bellezza che fonda il cosmo. A pensarlo, immaginarlo e costruirlo – da solo, a mano, pietra su pietra, giorno dopo giorno, da 40 anni a questa parte – è stato Lorenzo Reina, pastore-scultore, genio visionario.
Il cuore di questo teatro-astronave era (è) un’idea tanto semplice quanto …





