Angela Randazzo preside coraggio nel segno di don Puglisi

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Palermitana, 60 anni, Angela Randazzo da un anno dirige la sua scuola in smart working, lavorando da casa. Ma per la festa di compleanno dell’istituto ha voluto essere presente ed è arrivata in sedia a rotelle, con l’aiuto dei volontari di un’associazione

Alla cerimonia per i 25 anni della sua scuola non è voluta mancare. Anche perché quella scuola è stata il sogno, e l’ultima battaglia, di un prete coraggioso ucciso da cosa nostra, il beato Giuseppe Puglisi, parroco nella periferia palermitana di Brancaccio e primo martire di mafia nella storia della chiesa.
Di quella scuola, aperta sette anni dopo l’assassinio di don Pino e a lui intitolata, è oggi preside una donna di ammirevole coraggio, Angela Randazzo, che a dirigere il suo istituto non ha rinunciato neppure quando un’insidiosa forma di SLA (sclerosi laterale amiotrofica) l’ha costretta all’immobilità, attaccata a una macchina per respirare e a un puntatore elettronico per comunicare.
Palermitana, 60 anni compiuti in autunno e festeggiati dai suoi studenti con una videoconferenza, Angela Randazzo da un anno dirige la sua scuola (900 alunni, tra scuola dell’infanzia, primaria e media) in smart working, lavorando da casa. Ma per la festa di compleanno dell’istituto, che fu inaugurato nel gennaio 2000 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ha voluto essere presente ed è arrivata in sedia a rotelle, con l’aiuto dei volontari di un’associazione. Ai suoi studenti, la preside ha affidato un intenso messaggio: «Se consideriamo che fino al 13 gennaio del 2000 a Brancaccio non esisteva una scuola media, che un numero inimmaginabile di ragazzi era in totale dispersione scolastica e i pochi adempienti all’obbligo erano costretti al pendolarismo verso altre zone della città; se prendiamo atto del monopolio di stampo mafioso esercitato nel quartiere, soltanto così possiamo comprendere il valore del cambiamento connesso alla fondazione di questa istituzione».
Nel quarto di secolo dall’inaugurazione della scuola, generazioni di alunni sono diventati adulti; molti si sono laureati, oggi lavorano come ingegneri, psicologi, insegnanti. Un risultato che viene rivendicato con orgoglio. «Ciascuno di noi ha dato un contributo – ha sottolineato la preside e ha ricordato le parole di don Puglisi –: se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto».
Insegnante d’inglese, dirigente scolastica dal 2006, Angela Randazzo ha saputo quattro anni fa di essere stata colpita dalla SLA. Allora dirigeva l’Educandato statale Maria Adelaide, un istituto fondato alla fine del Settecento dal re Ferdinando III di Sicilia, riservato in origine alle fanciulle dell’aristocrazia e oggi aperto a tutti, dalla scuola dell’infanzia ai licei. Dice a Scarp: «Sono per natura propositiva e ottimista, non ho mai smesso di pensare che nella vita dobbiamo sempre trovare il modo per trarre il meglio anche dalle nostre fragilità. Per questo motivo, quando mi fu diagnosticata la SLA, non pensai minimamente di interrompere le mie attività quotidiane, quanto piuttosto di adattare le mie modalità operative a quanto progressivamente previsto dall’evoluzione di una patologia che distrugge il funzionamento dei muscoli del corpo, ma non incide sulla sfera cerebrale e cognitiva».
Il suo credo è che «non bisogna crogiolarsi nel dolore e nelle difficoltà». Un programma che sarebbe piaciuto a don Puglisi.

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