Si chiama Il Cammino dei Vulcani il percorso che si snoda per i Monti Sabatini, da Oriolo Romano a Cerveteri, a una quarantina di chilometri a nord di Roma. Centodieci chilometri in sei tappe percorribili da tutti, senza alcuno sforzo se non quello di ammirare le bellezze circostanti
Per tutti quelli che vogliono ma non possono. Così facile, piatto, condivisibile, eppure così storico, geografico, scientifico. Così raggiungibile e accessibile, eppure così archeologico e botanico. Così semplice, eppure così vulcanico. Il Cammino dei Vulcani. Quelli dei Monti Sabatini. Da Oriolo Romano a Cerveteri, a una quarantina di chilometri a nord di Roma. Centodieci chilometri in sei tappe. Le altre sedi di tappa: Trevignano Romano, Campagnano di Roma, Anguillara Sabazia, Manziana e Sambuco. Costeggiando i laghi di Bracciano, Monterosi e Martignano, raggiungendo il Mar Tirreno, penetrando due patrimoni dell’umanità (la Faggeta vetusta e depressa di Oriolo e la necropoli etrusca di Cerveteri), incrociando e collegando antiche vie (Clodia, Amerina e Francigena) con sentieri già segnalati (Parco naturale di Bracciano Martignano e Tenuta Monte La Guardia).
L’idea è brillata a Fernanda Pessolano. Un percorso autofinanziato, non ereditato da transumanze o pellegrinaggi, ma inventato, quasi ad anello, però con partenza e arrivo collegati con treno (Oriolo sulla linea Roma-Viterbo, Cerveteri su quella Roma-Civitavecchia) e pullman (la rete regionale Cotral). Un itinerario che sa di etruschi e romani, falisci e veientani. Una terra che ha il fascino del tufo e delle ignimbriti, la leggerezza delle farfalle e delle rosalie alpine, l’agilità dei tritoni crestati, la solidità delle querce, la velocità dei falchi pellegrini, i colori dell’acqua e di un cielo più grande di quello che si possa immaginare.
Soprattutto, un percorso così vicino a Roma da essere trascurato se non dimenticato, ignorato, sconosciuto, sottovalutato, perché troppo irresistibile è la forza di attrazione della capitale. Qui, invece, finalmente, la possibilità di staccare, cioé fermarsi pur muovendosi, e tornare nel tempo, cioè camminare avanti ma anche indietro.





