Carlo Verdelli «Prigionieri del telefono. L’Ai fa parte di noi, impariamo a usarla»

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La più grande invenzione nella storia dell’umanità, l’unica con una penetrazione universale e davvero trasversale rischia di trasformare le relazioni umane in relazioni virtuali. E renderci tutti dipendenti da qualcosa. La soluzione? Conoscerla e saperla spegnere

 La lampada di Aladino, nella favola antica, funzionava così: strofinandola, usciva il genio che poteva esaudire tre desideri. Difficile scegliere. Poi è arrivato lo smartphone, la moderna lampada di Aladino, se ne contano sette miliardi sparsi per il mondo, alla portata di chiunque. Ma il genio contemporaneo è generoso: i desideri che possiamo esaudire sono infiniti. Basta chiedere, scrollando, e si ottiene. Ma ha un difetto, uno solo. Dopo averlo usato, dopo aver tanto desiderato e puntualmente ottenuto, nessuno diventa felice. Anzi, si diventa nervosi, frustrati, intolleranti, stanchi, insofferenti. Insomma, infelici. Parte da qui il libro – Il diavolo in tasca, Einaudi – di Carlo Verdelli, 69 anni, una vita per il giornalismo, già direttore di diverse testate fra le quali La Gazzetta dello Sport, La Repubblica e i settimanali Sette, Vanity Fair e Oggi.

Perché hai sentito l’esigenza di scrivere un libro sulla moderna lampada di Aladino?

Perché a un certo punto, a cominciare da me, ho capito che il cellulare stava occupando – o portando via? –  più vita di quello che immaginavo. Una volta ho visto che il mio resoconto settimanale era aumentato, cinque ore al giorno su questi schermi. Cinque ore al giorno? Questa cosa mi ha colpito. Ho cominciato a riflettere sulle persone che vedo intorno a me, spesso attaccate al telefono, nei luoghi di lavoro come nell’esperienza di vita personale. Ho cominciato a volerne capire qualcosa in più dei meccanismi che stanno comandando le nostre vite. E mi sono messo, da buon cronista, a cercare i pezzetti di questo puzzle. Come ha cambiato le nostre vite il capitalismo digitale? Man mano, mi rendevo conto che io sono – parafrasando le immense parole di Primo Levi –, rispetto ad altri, un salvato: i sommersi, la maggioranza, sono in condizioni peggiori delle mie cinque ore. Lo scopo del libro è quello di essere utile a coloro che non hanno ancora preso consapevolezza del fatto che questo oggetto è entrato nelle nostre vite,  nella società, nella scienza, nel consumo, nella politica, con una potenzialità smisurata.

Hai scritto che siamo di fronte a un evento mai successo nella storia dell’umanità…

La più grande invenzione nella storia dell’umanità. Soprattutto per la velocità: è riuscita in meno di 20 anni – il primo iPhone è del 2007 e l’iPhone 4, quello che ha fotocamera e app, è del 2010 – a cambiare così radicalmente il …

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