Caro Babbo, sono Franco Se vieni a Natale, ti porto sulla 90

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Alla fine, caro Babbo, permettimi una domanda irriverente. L’hai vista la mia barba sale e pepe, un po’ ispida e scarruffata, ma niente di inguardabile. A te, che non so se è davvero così, ma ti disegnano così, con una cascata di peli bianchi lunga il quadruplo della mia, ti hanno mai detto barbone? A me in faccia no, ma sono sicuro che il sciurun della 90 dentro di lui mi apostrofa così

Caro Babbo Natale, sono Franco. No, non il piccolo Franco, uno di quei bambini che ti aspettano per i regali davanti al caminetto di casa. Sono il Franco nato a Novara 62 anni fa, adottato a 9 mesi, cresciuto e sempre vissuto in una cittadina di provincia pedemontana, sposato, due figli, vita laboriosa da informatico con diploma da geometra e un curriculum di quattro pagine. Magari con tutte le richieste che ti arrivano per lettera e per mail hai bisogno di qualcuno che ti rimetta in ordine il pc.
Vita ordinaria fino al divorzio, caro Babbo, una dozzina di anni fa, troncando ho lasciato casa all’ex moglie, tanto a Milano avevo una compagna e riuscivo a dare una mano nella sua lavanderia, anche perché la ditta per cui lavoravo da sempre era fallita e il tentativo di provare ad aprire un negozio tutto mio non ha funzionato. Galleggiavo tra la sua casa e la lavanderia, ti dicevo, fino a che anche la nuova relazione si è interrotta. Niente più lavoro, né reddito, nessuna possibilità di pagare il nuovo affitto, inesorabile piano inclinato verso lo sfratto. Giunto puntuale a settembre, anno di disgrazia 2017. Casa amara casa.
Sono finito in strada, e non ne sapevo nulla. Non ero allenato a quel mondo nascosto che ancora oggi è il mio mondo, anche se sto provando a risalire, ma ne riparliamo prima dei saluti. Da settembre a novembre panchine, marciapiedi, androni, pernottavo senza metodo dove capitava. Cominciava a far umido e qualcuno mi disse del Rifugio Caritas di via Sammartini, nel suo genere un cinque stelle, peccato poterci rimanere solo qualche mese. Poi sono venute le notti a Ortles e siccome non mi sono mai abbattuto, di giorno mi facevo 12 chilometri a piedi ispezionando la città da misuratore dei contatori d’acqua della MM, peccato che non mi abbiano rinnovato il contratto. E poi altri piccoli alloggi soprattutto durante il grande letargo da Covid, un anno e mezzo di sonni senza sogni sulla 90, sempre sia resa lode ai bus notturni, ci torno anche adesso, quando non posso di meglio. …

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