È il guscio dell’essere da portare nel cuore Per molti, un sogno disatteso
Le foto che accompagnano questo servizio sono opera di uno tra i più grandi fotografi italiani, Gabriele Basilico. Le pubblichiamo per gentile concessione dell’Archivio Basilico.

Napoli, Scampia.
Sotto, Marino Niola, antropologo della contemporaneità. Insegna antropologia dei simboli, antropologia delle arti e della performance e miti e riti della gastronomia contemporanea all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. È editorialista de La Repubblica
Costruire, abitare, essere Tra memoria e desiderio
L’anima della casa è fatta di relazioni, affetti, consuetudini, sentimenti, emozioni provvisorie o definitive che la rendono viva. Il vero fondamento non è nella statica dei materiali, ma nelle dinamiche comunitarie, nella ritmica affettiva ed emotiva di cui è il prolungamento spaziale

La casa non è una cosa. È il guscio dell’essere, un’estensione della persona. Lo dice chiaramente il modo di dire “mettersi un tetto sulla testa”. Dove la testa, cioè la persona, viene prima del tetto, che non ha senso se non in funzione della persona che lo usa per coprirsi. Del resto, l’etimologia della parola casa affonda nelle profondità del nostro immaginario e della nostra lingua. E deriva da una radice indoeuropea ska che aveva proprio il senso di coprire, la stessa da cui nascono termini come castrum, che in latino è l’accampamento, cioè un riparo provvisorio. Ma anche casco, cioè la copertura della testa.
Nel mondo latino, da cui derivano molte delle nostre parole e dei nostri modi di intendere il mondo, casa significa proprio una copertura momentanea, il tetto che ci si mette sulla testa, un casotto, una copertura di paglia o di altri materiali effimeri. Si tratta insomma di qualcosa di fisico ma anche spirituale, di un oggetto che possiede un’anima. A metà tra la cosa e la persona.
Per questo quando entriamo in un’abitazione anche bella e lussuosa ma impersonale, di quelle che sembrano uscite da una rivista di architettura, diciamo che è una casa senz’anima. Vale a dire senza identità, che non è questione di valore né di colore. In realtà l’anima della casa è fatta di relazioni, affetti, consuetudini, sentimenti, emozioni provvisorie o definitive che la rendono viva. Quindi il vero fondamento di una casa degna di questo nome non è nella statica dei materiali ma nelle dinamiche comunitarie, nella ritmica affettiva ed emotiva di cui è il prolungamento spaziale. L’essenza dell’abitare. Che non è fissa, ma può essere anche mobile perché consiste più nell’essere che nell’avere.
Abitare significa essere
Il primo a rivelare che esiste un legame strettissimo fra costruire, abitare ed essere è il filosofo Martin Heidegger il quale vede una parentela originaria fra il termine bauen che in tedesco significa costruire, ma anche …
Europa: casa, fonte di ansia. Piano per alloggi a prezzi contenuti
Per migliorare la situazione, la Commissione europea stima che andrebbero costruite ogni anno 2 milioni di nuove unità abitative, circa 650 mila in più di quelle realizzate oggi

«Per troppi europei oggi la casa è diventata fonte di ansia. I prezzi delle abitazioni sono aumentati di oltre il 20% dal 2015. Questa è più di una crisi immobiliare. È una crisi sociale». A scandire parole così forti, lo scorso settembre, è stata la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Lo ha fatto in un’occasione importante, l’annuale discorso sullo stato dell’Unione, in cui presenta le priorità politiche della Ue. E la casa, oggi, è diventata una di queste.
Non è sempre stato così. L’Unione europea ha le competenze che gli Stati membri decidono di mettere in comune; ad esempio, ne ha di esclusive in materia di commercio e concorrenza. Molte altre competenze sono condivise, mentre le politiche per la casa sono, di fatto, una responsabilità nazionale. La crisi, però, riguarda l’intero continente.
La maggior parte della popolazione europea vive in Comuni dove, per acquistare una casa standard da 75 metri quadrati, un abitante deve chiedere un mutuo di oltre 30 anni oppure, per affittarla, deve spendere più del 30% del proprio reddito e, in diversi casi, ben più della metà. «In generale, destinare un terzo del reddito al pagamento del mutuo o dell’affitto è considerato la soglia di accessibilità economica», spiegano i ricercatori del progetto europeo Espon-House4All, che ha ottenuto questi dati analizzando milioni di annunci immobiliari. A fare fatica, quindi, non sono più solo le fasce di popolazione più povere, ma anche una crescente fascia grigia che arriva fino alla classe media.
Piano europeo per gli alloggi
Questo ha spinto le istituzioni di Bruxelles ad agire. Lo scorso dicembre, la Commissione Ue ha presentato un Piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili, per promuovere gli investimenti, facilitare i permessi per ….




