Il premio L’Altropallone è stato assegnato a uno degli allenatori più amati da giocatori e tifosi. «Noi siamo un modello per i ragazzi. Dobbiamo dare messaggi di apertura e condivisione»
La storia di Claudio Ranieri è unica e insegna che ci sono titoli di cui è possibile fregiarsi che non sono solo – si fa per dire – coppe e scudetti. Perché nella sua carriera lunga quasi quarant’anni, l’allenatore del Cagliari ha due record imbattibili. Il primo: il numero di chilometri fatti per inseguire un pallone. Dalla Sardegna alla sua Roma, dal Chelsea al Valencia, dall’Atletico Madrid alla Fiorentina, passando per Inter, Juventus, Sampdoria, Monaco, Parma, Napoli, l’indimenticabile scudetto col Leicester, Nantes e ancora Londra.
Un vero e proprio globetrotter del calcio, allenatore europeo per scelta e vocazione, curiosità da sfamare con esperienze che arricchiscono.
Aggiustatore di calcio e calciatori, secondo un’etichetta semplice che però non descrive completamente l’attitudine allo sport, fatto di valori, educazione e inclusività. Il secondo record: i cori “Uno di noi, Ranieri uno di noi” che può sentire in qualsiasi stadio abbia allenato. Il rispetto dei tifosi che vale più dei titoli, degli scudetti sfiorati e delle coppe sfumate sul più bello.
Premio alla sua storia
Il premio L’Altropallone va alla sua carriera e alla sua storia, allo stile sempre leale e trasparente, alla signorilità ma anche al coraggio di alcune prese di posizione controcorrente in un mondo diviso come quello del calcio.
«Sono sempre stato così – dice –, girare e conoscere il mondo ha influito, ma credo che la cosa più importante sia ricordarsi sempre che siamo un modello per i ragazzi. Per questo dire la verità e assumersi le proprie responsabilità è fondamentale. Anche ammettere di essere stati meno forti in campo, lo sport è questo. Dobbiamo mandare messaggi chiari, di apertura e condivisione».





