Tre conferenze sul clima negli ultimi tre mesi. Tre fallimenti. Rimane il nodo dei finanziamenti. Per affrontare i problemi del clima occorrono enormi stanziamenti che i Paesi ricchi non intendono garantire
Negli ultimi mesi si sono tenute tre Conferenze delle parti (Cop), organizzate dalle Nazioni Unite, su altrettanti temi cruciali per l’avvenire dell’umanità: i cambiamenti climatici, la biodiversità e la desertificazione. I risultati, però, sono nel complesso deludenti. A causa soprattutto della grande distanza esistente tra i governi di tutto il mondo, non soltanto su come affrontare tali questioni, ma anche sulle cause di queste ultime e, soprattutto, su chi dovrà pagare per risolverle.
Il nodo dei finanziamenti è, infatti, il fil rouge delle tre conferenze: la Cop29 sul clima che si è tenuta a Baku, in Azerbaigian, la Cop16 sulla biodiversità di Cali (Colombia) e la Cop16 sulla desertificazione di Riad (Arabia Saudita). In tutti i casi, infatti, per affrontare in modo efficace i problemi occorrono enormi stanziamenti. Che soprattutto i Paesi ricchi sono chiamati a garantire, poiché proprio loro sono i maggiori responsabili delle emissioni di gas ad effetto serra e delle relative conseguenze in termini di crisi climatica, perdita di diversità biologica, siccità, inquinamento, moltiplicazione degli eventi meteorologici estremi e degrado dei suoli. Le cifre necessarie sono però ormai talmente alte che nessuno, di fatto, accetta di affrontarle. Il che non fa altro che mantenerci in una situazione di sostanziale inazione, innescando un pericoloso circolo vizioso.
La Cop29 di Baku
Cominciamo dunque dalla prima, la Cop29 di Baku. Nel 2009, alla Cop15 di Copenaghen, …




