Cristiana De Filippis «La matematica, un’ossessione»

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Cristiana De Filippis è un’eccellenza della matematica con una carriera costellata di successi: lodi, citazioni accademiche. E premi: l’ultimo, nel luglio scorso, l’Ems, consegnato dall’European Mathematics Society, il più prestigioso riconoscimento europeo

Racconta che l’idea per la ricerca che le è valso un premio prestigioso, le è venuta mentre lavava i piatti.
E racconta anche che quando disse a suo padre che voleva iscriversi alla facoltà di matematica, si sentì rispondere: «Perché piuttosto non studi ingegneria meccanica? Con la matematica finirai a fare il prof precario alle medie». Solo che a lei la prospettiva di progettare impianti non piaceva, la affascinavano invece le astrazioni della geometria. E tirò dritto, fidandosi della sua vocazione più che di calcoli precoci su possibilità d’impiego. Così oggi, a trentadue anni, Cristiana De Filippis è un’eccellenza della matematica con una carriera costellata di successi: lodi, citazioni accademiche. E premi: l’ultimo, nel luglio scorso, l’Ems, consegnato dall’European Mathematics Society, il più prestigioso riconoscimento europeo ai talenti della matematica.
Su dieci premiati – tutti, per regolamento, sotto i 36 anni – due venivano dall’Italia, donne entrambe: Cristiana De Filippis, lucana di Matera, e Maria Colombo, anni 35, nata a Luino, in Lombardia, oggi a Losanna, dove lavora come ricercatrice al Politecnico. Cristiana, invece, dopo il Phd a Oxford, ha scelto di rientrare in Italia: ricercatrice all’università di Parma. Spiega: «Mi avevano offerto una junior fellowship a Bonn, ma ho preferito Parma perché c’è un gruppo di lavoro sul calcolo delle equazioni differenziali guidato da Giuseppe Mingione che gode di fama mondiale. La matematica non è come le altre scienze dure: non servono laboratori d’avanguardia, il laboratorio lo hai in testa».
Appena ricevuto il premio Ems, in un’intervista al Corriere, De Filippis ha tenuto a ricordare non solo il professore che l’ha convinta a rientrare in Italia, ma anche le docenti – donne, tutte – che l’hanno seguita nel suo percorso di studi. Un delicato gesto di gratitudine assai raro di questi tempi. La prima insegnante che ha citato è stata la professoressa del liceo scientifico di Matera che le suggerì di andare a studiare al nord «perché qui non c’è nulla che fa per te».
Oggi, nel suo gruppo di lavoro, De Filippis è l’unica donna. Questione di scelte, dice: «Al liceo scientifico ormai la metà degli iscritti sono ragazze. E si prosegue così, più o meno alla pari, fino alla laurea magistrale. Con il dottorato cambia tutto: l’incertezza di prospettive demoralizza soprattutto le donne. Dopo il Phd, c’è il post doc, poi un altro post doc, non si vede la fine. Se sei cresciuta pensando di studiare per poi trovarti un lavoro sicuro e mettere su famiglia, preferisci lasciar perdere». Se Cristiana ha resistito, è stato perché per lei la matematica è «un’ossessione. Per me l’orario d’ufficio è solo quando ho lezione. Dopo di che il mio tempo diventa una questione privata. Se incomincio ad affrontare un problema, ci sto finché non l’ho risolto».
Sui media l’eco del successo delle matematiche italiane è durato assai meno che l’entusiasmo per i risultati delle atlete alle Olimpiadi, ma si spera che il loro esempio ispiri ragazzi e ragazze. Sarebbe bello e utile, in un Paese che fatica a trovare gli insegnanti di matematica nelle scuole.

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