Tradotto in spiccioli, chi racconta un libro ai colleghi durante l’orario di lavoro riceve un aumento di 100 euro. Iniziativa che assume ancora più valore perché l’azienda di cui è amministratore delegato non è una casa editrice o discografica, non svolge attività culturali, non fa parte di nessuna accademia
Danilo Dadda ha rovesciato i luoghi comuni sulla cultura con un’idea innovativa e meritevole: per favorire la lettura ha messo un incentivo nella busta paga dei suoi dipendenti.
Tradotto in spiccioli, chi racconta un libro ai colleghi durante l’orario di lavoro riceve un aumento di 100 euro. Iniziativa che assume ancora più valore perché l’azienda di cui è amministratore delegato non è una casa editrice o discografica, non svolge attività culturali, non fa parte di nessuna accademia. L’azienda si chiama Valloncini, sede a Mapello, provincia di Bergamo, e si occupa di edilizia sostenibile, progettazione, costruzione, ristrutturazione, vendita.
Dadda ha creato dal niente un book club per sviluppare, con la cultura e l’umanesimo, anche lo spirito aziendale. A dimostrazione che, con i libri e la lettura, c’è una crescita civile ed economica, per poter dire alla fine, al contrario di un ministro della Repubblica, che con la cultura si mangia. Forse si fa anche qualcosa di più: si incivilisce. A noi piace chi cambia verso alle cose, gente speciale che mette nella vita e nel lavoro qualcosa di più di una semplice prestazione d’opera. Danilo Dadda ci ha messo la condivisione. «Credo che prima di ricevere si debba dare. Questo è il senso di tutto. Soprattutto è importante condividere. Credo che la condivisione sia uno dei valori fondamentali, miei personali e della nostra azienda», spiega.
La sua è una bella storia. Originario di Calusco sull’Adda, è entrato alla Valloncini come tecnico e ha scalato le posizioni fino a diventarne il massimo responsabile. «Qui mi sento come a casa. Ho trovato amicizia, stima, affetto, comprensione. Oggi cerco di restituire ai miei dipendenti quello che ho ricevuto». I libri sono una passione antica. «Mi hanno aiutato a crescere, quando leggo un libro che mi appassiona sento un fuoco dentro, ed è contagioso. Ecco il bisogno di condividere con altri le stesse emozioni…».
C’è sempre qualcosa dietro ad ogni gesto, qualcosa che si è imparato in famiglia, a scuola, al campo giochi o all’oratorio. «Debbo molto a mia madre, ha fatto la catechista e le letture erano il suo pane quotidiano. Ricordo l’impegno durato per anni, si dedicava alle altre persone senza chiedere niente in cambio. Da bambino questo suo darsi da fare mi sembrava quasi strano, non ne capivo il perché, solo da grande ho intuito il senso. Era una forma di restituzione, quella che ritrovo in vari aspetti della mia vita».
Sposato, due figli, Danilo Dadda si occupa anche di marketing aziendale, organizza corsi sull’etica del lavoro e sul valore dell’azienda. «C’è chi ha una visione pessimista del nostro futuro. Io invece vedo che il mondo è pieno di buone persone con valori etici e morali profondi. Sono sicuro che solidarietà e attenzione al prossimo possono aiutarci in tanti campi. Ognuno deve fare il suo, ma noi imprenditori possiamo creare le condizioni per alleanze virtuose che fanno bene a lavoratori e azienda».
P.S. (I libri però bisogna leggerli davvero per avere il premio in busta paga. Alle riunioni aziendali non basta alzare un braccio, bisogna raccontare la storia e, se si è bravi, anche la morale).




