Degli anni di piombo sappiamo tutto Ma tutto che cosa?

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Ancora oggi si hanno a destra presunti pensatori e alcuni politici che vedono soprattutto il loro esiguo numero di militanti schiacciato dalle masse comuniste. E a sinistra, viceversa, si vede la difesa del proletario contro le bombe del regime, i tentativi di golpe, le diseguaglianze e, dunque, l’attacco a chi tutto quel male voleva

Una persona, quando spegne la tv o cambia canale dopo aver visto un po’ dei talk show politici, resta spesso con la tragica sensazione di aver sprecato del tempo. Battute, litigate, scenari che si aprono e si chiudono, ma alla fine l’unica cosa che aumenta è la popolarità del conduttore e degli ospiti, non la qualità dell’informazione prodotta. «Si passa la sera» nella bufera (delle parole) e poi appuntamento alla prossima settimana. Eppure, questo schema, che nei salotti televisivi produce un’insalata non facilmente digeribile, per una volta potrebbe essere esportato in qualche sede più adatta, ad esempio durante un convegno con testimoni veri e seri. Infatti, questi convegni presentano spesso (anche loro) una caratteristica negativa: si mettono insieme dietro un tavolo, con le bottigliette di minerale, persone che si danno ragione l’un l’altra, a parte qualche sfumatura, e si è più o meno tutti d’accordo. E così, come con i talk show, anche i dibattiti fanno passare un po’ di tempo: magari, visti i tempi più lunghi e umani, si possono ascoltare e articolare discorsi più sensati rispetto alle tv; ma alla fine che cosa ci portiamo a casa?
Va così da decenni, se ci pensiamo. Ultimamente è però accaduto un piccolo fatto sul quale riflettere. è uscito un libro sull’omicidio di Sergio Ramelli che, nel 1975, venne sprangato sotto casa a Milano. Erano gli anni di piombo si moriva per la politica. Anzi, più che per la politica, si moriva anche per le falsità, le bugie, l’odio: Ramelli era un diciottenne, non era un estremista, ma era stato “processato” e umiliato nel suo istituto tecnico ed era andato in una scuola paritaria per evitare problemi con l’estrema sinistra. Non era bastato. Dalla facoltà di Medicina era partito un gruppo di Avanguardia Operaia e quella che avrebbe dovuto essere, in origine, un’aggressione pesante si era trasformata in omicidio. Dal ’75 sono ormai passati cinquant’anni, una vita. Ma ancora oggi si hanno a destra alcuni presunti pensatori e alcuni politici (anche di rilievo nazionale) che vedono soprattutto – rispetto alle dinamiche del tempo –il loro esiguo numero di militanti schiacciato dalle masse comuniste. E a sinistra, viceversa, si vede la difesa del proletario contro le bombe del regime, i tentativi di golpe, le diseguaglianze e, dunque, l’attacco a chi tutto quel male voleva, e cioè i fascisti (post, ex, neo eccetera). Sono occhi strabici e miopi. Nel mio piccolo, sulle pagine milanesi di Repubblica, ho sottolineato questa doppia trincea, rimasta costante, manifestazione dopo manifestazione, convegno dopo convegno. Immutabile negli anni, e immobile negli anni. E poco dopo, il giudice in pensione Guido Salvini, intervenuto nel dibattito – fu lui, con un’indagine sorprendente, a individuare gli autori dell’omicidio Ramelli – ha continuato il ragionamento, sperando che prima o poi si abbia la lucidità di fare un dibattito tra “diversi”, tra “opposti”, per far emergere le ragioni e i torti dell’epoca. Una bella idea.
Non so se sia possibile farlo senza paraocchi, ma questo faccia a faccia sarebbe in Italia una grande novità. Personalmente, mi sento preso in giro come cittadino quando sento parlare del terrorismo, del quale “sappiamo tutto”. Ma tutto che cosa? Quando con Pietro Valpreda, accusato ingiustamente della strage di piazza Fontana (1969), scrivemmo le storie gialle del maresciallo Binda, Valpreda mi disse che era un po’ ispirato dalla figura dell’allora capitano dei carabinieri Antonio Varisco. Era il solo a dargli del «lei» mentre lo portava agli interrogatori, a trattarlo con il rispetto che si deve ai detenuti, specie se in attesa di giudizio. Il militare gli aveva detto: «Si ricordi, per qualsiasi cosa, sono a sua disposizione».
Questo carabiniere così umano, diventato colonnello, venne ammazzato in un agguato delle Brigate Rosse a Roma. Del commando facevano parte in cinque. Si sanno i nomi di due. E degli altri tre? Mistero. Sappiamo dunque tutto, o sappiamo ancora troppo poco di quegli anni nei, quali per politica – e non solo – si diventava un bersaglio da abbattere?

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