A 76 anni, è il factotum della Cardinal Ferrari, a Milano. Dopo essere stato garzone di panetteria, agente dei servizi segreti, operaio… E soprattutto bevitore e giocatore d’azzardo. Sino a finire sulla panchina di un parco. E trovare la forza di rialzarsi
Chiacchierone. Simpatico. Impunito. Spericolato. Specialista in andate e ritorni, uscite e rientri, cadute e risalite. Nativa e persistente inflessione brianzola, spirito e biografia nomadi. Che fossero lavori, traffici border line, ristoranti, cocktail, donne, casinò: vedi un fiore, ti ci posi, succhi il nettare, spicchi il volo. Senza prudenze accumulatrici o costruttrici. Non certo ape, molto più cicala.
Finché è durata, la vita giovane, è stata anche una bella vita, di sicuro movimentata. Scavata da un paio di tarli, però: alcol e gioco, gioco e alcol. Insistenti, avvitati l’uno all’altro. Destinati a riempire vuoti sempre più profondi, sempre più ingovernabili. Fino a trovarsi domiciliato, dopo aver girato mezzo mondo, sulla panchina di un giardino pubblico. E finire tre volte all’ospedale. Per poi naturalmente ripigliarsi: «Il mio carattere non me lo posso cambiare. Ma ho imparato a gestirlo». È successo intorno ai settant’anni. Prima, una lunga storia. Persino avventurosa, volendo.
Il ragazzo è sveglio
Per raccontarla, conviene partire dall’inizio. Da un piccolo Comune del Vimercatese di metà Novecento. Papà Colombo, mamma Villa, geni più brianzoli di così è impossibile. Quattro figli, si tira la cinghia. Domenico arriva fino alla quinta elementare, poi si accende il motore, destinato a girare per un’intera vita, dell’insofferenza ai percorsi prestabiliti. Il ragazzino si ritrova così garzone, di una panetteria: mattinate in bici a consegnare michette e filoncini nelle cascine. Farà un incontro che avrebbe potuto cambiare non il finale, ma lo svolgimento intero della sua esistenza. Ci torneremo. ….





