Don Virginio Colmegna Una vita dalla parte degli ultimi

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Don Colmegna ha compiuto 80 anni, la maggior parte dei quali in prima linea nella difesa dei poveri e dei diseredati. Le periferie, la Caritas, la Casa della Carità, Scarp de’ tenis. Quante battaglie in nome della giustizia

Stare in mezzo, sempre dalla parte degli ultimi come dice il Vangelo cui ha consacrato la propria vita. Lo scorso agosto don Virginio Colmegna ha compiuto 80 anni, un traguardo importante. Grande conoscitore delle periferie intese come luogo fisico ed esistenziale, studioso (lettore instancabile, non ama i libri di narrativa), capace perciò di individuare prima di molti altri i fenomeni sociali e le diseguaglianze, animatore e grande pungolo per la politica e il terzo settore. è in mezzo agli ultimi che lo abbiamo sempre trovato in tutti questi anni, segnati sin dall’infanzia, dalla conoscenza della povertà in famiglia, ma allo stesso tempo dall’apprezzamento della dignità di chi vive la povertà con onestà e valori etici profondi. 

Percorsi inclusivi

Cosi è stato cresciuto dai suoi genitori a Saronno negli anni ’50. Poi il sacerdozio, prete novello negli anni della contestazione nella periferia operaia a Milano, alla Bovisa dove si è formato, e poi con l’Arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini cui deve, agli inizi degli anni ’80, una chiarezza vocazionale che lo fa ripartire da Sesto San Giovanni, dove si occupa di disabili fisici, e soprattutto psichici, e di dipendenze. Da qui la sua intuizione di provare a restituire dignità con percorsi di inclusione che lo portano a diventare il fondatore di cooperative sociali e comunità per far fronte a questo disagio e offrire contemporaneamente opportunità attraverso il lavoro a chi sta ai margini, applicando un modello che si può definire mutuato da quello di Basaglia. Negli anni ’90 il Cardinale Carlo Maria Martini lo chiama a dirigere la Caritas Ambrosiana, dove tra le sue tante intuizioni ha avuto quella di affiancare un supporto ai più fragili, ai senza dimora, uno strumento nuovo, efficace, dirompente come un giornale di strada per dare loro voce. Un mensile come quello che state leggendo, divenuto occasione di riscatto, di reddito e mezzo per avvicinare mondi lontani alla strada. Fu così che quasi 30 anni fa partì l’avventura di Scarp de’ tenis, quando don Virginio vide che il giornale era prossimo alla chiusura, lo recuperò, acquistando la testata da chi l’aveva fondata e lo affidò a un gruppo di lavoro. Da allora il giornale ha percorso molta strada.

Giustizia e umanità

Pensare, far riflettere, stare in mezzo e comunicare. Sono le parole che contraddistinguono anche il suo operato alla Casa della Carità. Donata alla città dal Cardinale Martini, gli venne affidata nei primi anni 2000. È il luogo da dove prosegue le sue battaglie, come le campagne per la salute mentale a fianco di pazienti e famiglie, per l’integrazione della popolazione rom sgomberata, per la pace. Dal suo osservatorio percepisce che la strada sta cambiando. Ora sono senza dimora anche per periodi più brevi i rifugiati, i migranti che si aggiungono ai nuovi poveri vittime delle disuguaglianze sempre più evidenti. Oggi che don Virginio Colmegna, a causa del Parkinson fatica a muoversi e deve farsi aiutare, vive in prima persona la condizione di malato ma rimane comunque una presenza forte e una voce autorevole. Perché è sostenuto dalla preghiera, dalla spiritualità che ha sempre curato e con il suo sguardo attento continua a stare accanto ai più deboli e di chi li aiuta, stimolando i politici e il mondo imprenditoriale a dialogare e a prendersi cura della realtà, sempre in una sola direzione, ostinata e contraria, quella che gli hanno insegnato i suoi genitori e che lo vede ancora affamato e assetato di giustizia e umanità. 

Buon compleanno don Virginio, da tutti noi che siamo passati da Scarp e da quelli che ci passeranno negli anni a venire.

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