Nell’ambito del festival annuale torinese di letteratura e cultura noir Dora Nera, si svolgono laboratori con le donne che sono ospiti di un dormitorio cittadino. Un mezzo di libera espressione, piuttosto raro per persone spesso imprigionate nella loro condizione
Una pagina bianca che diventa quasi uno specchio, dove lo spazio limitato nelle dimensioni è in realtà gigantesco per la possibilità di esprimere liberamente le proprie emozioni e il proprio vissuto. Così, Benedetta ha disegnato la sua sofferenza di donna vittima di violenze e ingiustizie, Maddalena il sogno di vivere in campagna col suo cane, Elena un mondo interiore pieno di colori ma mai espresso prima.
Sono alcune donne, ospiti di un dormitorio torinese, che hanno partecipato a un laboratorio di disegno e fumetto nell’ambito del festival di letteratura e cultura noir Dora Nera, che si svolge a Torino dal 2021 organizzato dall’associazione culturale Babelica. Un’iniziativa che alla parte più classica di festival, fatta di eventi e presentazioni di opere letterarie, affianca attività di carattere fortemente sociale, il tutto focalizzato sulla smitizzazione di schematismi concettuali su alcuni temi e termini: la parola “fragili” ad esempio lo scorso anno, la parola “invisibili” nell’edizione 2024.
Il Festival noir Dora Nera dice Piero Ferrante, vicepresidente di Babelica, che per il festival cura la parte sociale. Dora Nera, spiega Ferrante, «nasce non come semplice festival noir ma come forma per raccontare le contraddizioni del presente attraverso delle forme di espressione artistiche: essenzialmente la letteratura, ma anche il cinema, l’arte figurativa, il teatro. Abbiamo accorpato tutte le espressioni culturali che, servendosi del noir, fanno un racconto del mondo e in particolare delle cose che del mondo non vanno».
Disegnare la sofferenza
«Io disegno con la Bic, per passione, quando mi annoio o soffro. Di fronte a una pagina bianca, appena giunta in dormitorio, ho disegnato tutta la mia sofferenza di quel momento e mi ha aiutato moltissimo, per me è stato meglio di una psicoterapia – racconta Benedetta, …




