Se in cammino si parte insieme non si lascia indietro nessuno. Si incoraggia chi si perde d’animo e se proprio qualcuno non ce la fa, altri che sono più in forma porteranno per un tratto il suo zaino e lo aiuteranno

Ci sono due argomenti dai quali non è possibile prescindere, parlando con Enrico Brizzi. Il primo è il tema del cammino. E lo raccontiamo, dopo. L’altro è il suo primo libro, un successo mondiale, inaspettato, che è rimasto nel tempo un must generazionale: Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Siamo nel 1994, l’editore era Transeuropa edizioni, successivamente pubblicato da Mondadori. è la storia di Alex e della sua ribellione al mondo borghese, in breve.
Enrico, il giovane anarchico del suo primo libro, le somigliava. Si può restare anticonformisti anche da adulti? E il cammino, può contribuire a questo traguardo?
A 17 anni ci si deve sentire ribelli. Ma credo che restare anticonformisti sia molto sano anche da adulti. Certo, senza le ribellioni di superficie tipiche di quell’età. Si cerca un anticonformismo all’insegna del senso critico, si cerca di pensare con la propria testa, come dicevano i nonni. Ma si cerca anche di fare pace col mondo. Il camminare a piedi, a mio avviso, è una risorsa preziosa, in fondo è una metafora della vita, che è un labirinto. In cammino questo labirinto lo dobbiamo attraversare con tutte le nostre paure, le nostre fragilità, con i bivi dove non sai quale sia la direzione giusta da prendere.
Una delle dieci lezioni del libro parla dell’importanza di essere stato uno scout.
Nonostante sia cresciuto in città, da bambino ho avuto la fortuna di passare tanto tempo all’aria aperta. E gli scout hanno avuto un ruolo importante in questa vicenda. Qual era la differenza tra giocare in cortile liberamente e il tempo passato come scout? Nel primo caso stavi sempre lì, in cortile. Nell’altro esploravi il mondo. Nel primo caso le regole erano sempre negoziabili, cambiavano, infatti si litigava spesso. Negli scout invece c’erano regole che esistevano da sempre, e sarebbero sempre esistite. Era dunque una scuola di vita, perché si stava insieme ancorati a una disciplina, dentro delle regole: è quella che chiamiamo educazione. Nel cammino mi è servito essere stato scout. Per esempio, una delle regole è quella che si parte insieme e si torna insieme. E se si parte insieme non si lascia indietro nessuno, ci sono persone più fragili, più lente, più o meno giovani. Si incoraggia chi si perde d’animo e se proprio qualcuno non ce la fa, cosa capitata molte volte, qualcun altro che è più in forma si prenderà il suo zaino per un tratto e lo aiuterà. L’associazione di camminatori attiva da 23 anni, Psicoatleti, non è un’agenzia di viaggi che porta in giro i clienti, ma una squadra di persone che decide di camminare a piedi, insieme. Soprattutto quando sei tu la guida è importante tenere presente che è lo spirito del gruppo che deve andare avanti. …




