Ogni giorno c’è un sindaco dell’Italia minore che lancia un allarme, sollecita interventi, chiede attenzione: perché quando il territorio non è presidiato c’è un impoverimento per tutti e riparare i danni costa molto più che prevenirli
Caro Schiavi,
vorrei innanzitutto dire che ho letto il numero 300 di Scarp, diretto per l’occasione da Michele Serra, con il piacere raro di chi riconosce una rivista che non ha smesso di raccontare storie che onestamente fatico a trovare su altri giornali. Mi ricollego al giornalista e scrittore, perché ho letto la storia terribile legata alla morte del suo cane, sbranato dai lupi, sull’Appennino. E mi sono fatto anch’io alcune domande. Ho ripensato ai borghi isolati di montagna, ai piccoli paesi svuotati, alle strade senza indicazioni perché tanto non passa nessuno, alle case con le finestre murate. Dove la natura ha preso il sopravvento sull’uomo, costretto ad andarsene, quasi sempre non per scelta romantica, ma perché gli sono stati tolti i servizi: il medico, la scuola, l’autobus, la connessione. Quando manca tutto questo, non resta un borgo, resta solo uno scenario. Dove i lupi arrivano facilmente….
Come ne usciamo?
Carlo Maggioni (Milano)
Caro Maggioni,
ogni giorno c’è un paese che muore nell’Italia dimenticata, una frazione che si svuota, una piccola comunità che getta la spugna: troppi vecchi, niente lavoro, rari negozi, nessun medico e per chi è solo non c’è neanche la connessione a Internet. Ogni giorno c’è un sindaco dell’Italia minore che lancia un allarme, sollecita interventi, chiede attenzione: perché quando il territorio non è presidiato c’è un impoverimento per tutti e riparare i danni costa molto più che prevenirli. Di quest’Italia il cane Osso sbranato dai lupi può essere un simbolo: la sua fine è (purtroppo) l’ineluttabile destino dovuto a un lungo abbandono e Michele Serra ha fatto bene a raccontare la difficile convivenza con una natura che si riprende gli spazi lasciati liberi da chi li aveva occupati per anni.
Non è facile la vita in collina, nelle aree interne svuotate di giovani, servizi e negozi: qualcuno ci prova, come Serra, con l’entusiasmo dei vecchi pionieri. Ma la terra è bassa, diceva mio nonno contadino e mezzadro, meglio l’ufficio dove sei al riparo se piove e quando il sole brucia. La “restanza” è ammirevole, ma senza una tutela degli spazi, un’adeguata politica che si occupi dei margini e dei territori, invece degli uomini fra qualche anno ci saranno lupi, topi e cinghiali.
Immaginare un equilibrio tra i due mondi, una convivenza che salvaguardi il cane Osso dalla fame del lupo e gli umani dalla voglia di fuggire, non è impossibile: bisogna solo mettersi al lavoro per impedire a chi ancora ci vive di gettare la spugna.




