I panorami che scorgiamo sono refrattari al seme della carità

Facebook
Twitter

Ci sono i numeri. E hanno la loro rilevanza. Nel 2024 Caritas Ambrosiana ha animato una rete territoriale capace di presenza in 903 delle 1.105 parrocchie della diocesi di Milano. Il lavoro di dipendenti, operatori professionali e volontari (migliaia) le ha consentito di ascoltare, orientare, accompagnare e assistere decine di migliaia di persone in povertà, gravemente emarginate, vulnerabili, fragili (almeno 16 mila incontrate dai centri d’ascolto, oltre 2.500 incontrate dalle aree di bisogno della sede centrale, quasi 37 mila dagli empori della solidarietà e dai servizi specialistici dedicati a famiglie, donne, immigrati e persone senza dimora).

Non meno intensa e significativa l’azione sul versante internazionale: nel 2024 Caritas Ambrosiana ha sostenuto 64 progetti in 34 Paesi del mondo. Ottemperando alla sua natura di organismo a vocazione pedagogica, ha inoltre promosso 393 giornate formative, cui hanno partecipato più di 17 mila persone; tra costoro, molti giovani che hanno approfittato delle numerose opportunità loro dedicate, ma anche più di 450 dipendenti di imprese che hanno aderito ai programmi di volontariato aziendale e 132 nuovi volontari adulti. Nel complesso, il valore economico dell’attività dell’organismo ha raggiunto un equilibrio tra costi ed entrate a una quota molto vicina ai 20 milioni di euro (l’87% dei quali dedicati a finanziare direttamente le azioni di contrasto delle svariate forme di povertà ed esclusione sociale, il resto destinati a coprire costi di personale, comunicazione, raccolta fondi e altre spese di funzionamento). Tra i proventi, quasi 6,5 milioni di euro sono pervenuti dalle 15.596 donazioni ricevute.

Ci sono i numeri, certo. Da non trascurare. Da valorizzare. Da illustrare, per ragioni di trasparenza, come fa il Bilancio sociale 2024 di Caritas Ambrosiana, pubblicato alla fine dello scorso giugno. Ma poi ci sono i volti, delle migliaia di persone incrociate lungo le nostre strade. I principi statutari e i valori identitari, da onorare adattandoli ai tempi. I diritti di ogni uomo e ogni donna, da affermare provando a costruire comunità più responsabili e una società più giusta e in pace. Una fede da testimoniare attraverso opere di carità che non si accontentino di portare assistenza materiale, ma ambiscano a tessere relazioni di autentica fraternità.

Ho avuto la fortuna di dirigere per quasi dieci anni Caritas Ambrosiana, e prima di servirla come vicedirettore per quasi altri vent’anni. Posso testimoniare che i successi e le fatiche che, in mezzo secolo, hanno caratterizzato il cammino di Caritas nei territori ambrosiani hanno costituito un percorso appassionante, coraggioso, premonitore, autenticamente di popolo. Dobbiamo avere la forza e l’ambizione, però, di concepirlo non come un tesoro accumulato e ormai acquisito, ma come una freccia puntata verso un domani da rendere ulteriormente e autenticamente fraterno.

I tempi non paiono propizi. La guerra, la politica, l’economia, la comunicazione: ci guardiamo attorno, e scorgiamo panorami che sembrano refrattari al seme della carità. Eppure il Vangelo insegna che, per quanti terreni aridi possiamo calpestare, noi stessi possiamo essere terreno buono, e dare frutto. Ciascuno nel piccolo della sua vicenda individuale; se uniamo le forze, in un appassionante orizzonte collettivo, in un universale cammino di Chiesa.

Alla fine del lungo percorso del nostro cinquantesimo, iniziato nello scorso autunno, mi sento dunque di fare un augurio a Caritas Ambrosiana, per i prossimi 50 anni e anche oltre: che sappia servire ogni persona a partire dalla più povera, continuando a cambiare nelle molteplici fedeltà (a uno statuto di chiara impronta conciliare, a una Chiesa tradizionalmente aperta e accogliente, a un territorio intraprendente e per diversi aspetti solidale, ai tanti volti di Vangelo conosciuti e accompagnati) che la sua grande storia impone.

Leggi di più

Gli ultimi articoli

Gli argomenti più seguiti