I volontari sono il collante di una società smarrita 

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Per fortuna esiste la solidarietà che si accontenta della gratitudine, quella che Emily Dickinson chiamava “la timida ricompensa  di chi non possiede nulla”. La Caritas è una di queste emanazioni

Gentile redazione, mi chiamo Silvia, abito in provincia di Bergamo e sono abbonata ormai da alcuni anni a Scarp, che apprezzo e stimo moltissimo per la qualità dei temi trattati. Vorrei, se mi è permesso, segnalare la realtà di Mamatermini, che ho scoperto tramite i social e che, quando posso, sostengo. Si tratta di un’associazione che aiuta la gente di strada della zona Termini di Roma. Alla domenica sera vengono distribuiti pasti ai poveri della città, con tavoli, allegria e persino musica nei pressi della stazione Termini. C’è chi cucina, ma c’è anche qualche ristoratore di buon cuore che offre cibo preparato nei propri locali. Sarei felice se si potesse dare il giusto risalto a questa associazione. Grazie, buon lavoro e grazie per ciò che con garbo e qualità fate conoscere. 

Silvia Delogu, Bergamo

Gentile Silvia, passo le consegne ai reporter di Scarp per raccontare in presa diretta la domenica solidale alla stazione di Roma: forse è arrivato nel giornalismo, troppo schiacciato sulle piattaforme social, il momento di sostituire le grandi narrazioni della modernità con qualcosa di più autentico e vero. 

Ci piace l’idea che ha fatto nascere un’associazione come Mamatermini: regalare  frammenti di umanità a chi si è posto o è stato messo ai margini della società. Vuol dire riconoscere ai poveri quella dignità di cui dovremmo sentirci tutti responsabili. Quanto ai volontari e al terzo settore, protagonisti di questa e di migliaia di altre generose iniziative, posso solo aggiungere che sono il collante di una società smarrita: se non ci fossero loro a tamponare le falle di un sistema iniquo e diseguale, l’Italia chiuderebbe baracca. 

Lo stato sociale non dovrebbe subire ingiusti ridimensionamenti, ma questo purtroppo accade ed è straordinario quel che da anni riescono a fare associazioni, fondazioni, gruppi organizzati di donne e uomini  riuniti da uno stesso ideale: fare qualcosa per gli altri. Per i più fragili, abbandonati, malati, disperati, emarginati, tagliati fuori dai radar della globalizzazione, vite randagie o di scarto, come le chiama Papa Francesco, comunque persone, che si muovono su un piano inclinato verso il burrone: ci si cade per la perdita di un lavoro, le bollette da pagare, la famiglia che si frantuma, la vergogna da nascondere. 

Li chiamano nuovi poveri. Formano un’antologia degli sconfitti. A Roma c’è la stazione Termini, a Milano ci sono le code a Pane Quotidiano.

 Per fortuna esiste la solidarietà che  si accontenta della gratitudine, quella che Emily Dickinson chiamava “la timida ricompensa di chi non possiede nulla”. La Caritas è una di queste emanazioni. Si batte per l’equità, contro la spietatezza di un capitalismo diventato feroce, predatorio. Ma anche la filiera del bene pur sostenuta dall’impegno di tanti volontari, ha bisogno di aiuto, di incoraggiamenti concreti, di adeguate politiche. È necessario dare più valore al capitale umano che unito a quello economico forma il capitale sociale. Il dividendo non si misura con la contabilità ordinaria e nemmeno con il conto in banca: produce benessere e una società meno ingiusta.

Per dialogare con Schiavi potete inviare le vostre mail a: scarp@cooopoltre.it

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