A essere colpite più duramente le persone fragili che rischiano di non potersi rialzare dopo i danni subiti. La Caritas in prima linea per cercare di ricucire esistenze spezzate
La Locride, quando la si racconta da lontano, è spesso associata al mare luminoso, ai borghi arroccati, a un Sud che resiste tra bellezza e fatica. Poi arriva una notte come quella segnata dal passaggio del ciclone Harry e quell’immagine si incrina. L’acqua non resta più sullo sfondo, ma invade le strade, entra nelle case, trascina con sé fango, detriti e una sensazione diffusa di smarrimento. In poche ore, un territorio già fragile si è ritrovato a fare i conti con una ferita profonda, materiale e anche sociale.
Pioggia incessante, vento violento e mare in burrasca hanno colpito quasi senza tregua la fascia ionica e l’entroterra. A Locri i sottopassi si sono trasformati in vasche d’acqua scura, le infiltrazioni hanno reso inagibili appartamenti e strutture pubbliche, fino a raggiungere uno dei luoghi simbolo dell’accoglienza: il dormitorio Caritas, il cui piano terra è stato completamente allagato, obbligando gli addetti a trasferire d’urgenza gli ospiti ai piani superiori della struttura e a organizzare l’asporto della mensa pur di garantire continuità ai servizi offerti quotidianamente. Un paradosso doloroso, perché è proprio lì, dove si offre riparo a chi non ha nulla, l’acqua ha portato via il poco che c’era.
Danni ingenti e diversi sfollati
A Siderno e Gioiosa Ionica l’acqua è entrata silenziosa nei piani bassi delle abitazioni e dei negozi, mentre piccoli corsi d’acqua, spesso dimenticati, hanno rotto gli argini naturali. A Roccella il mare ha mostrato il suo volto più duro, erodendo la costa e danneggiando …




