Il racconto

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Passa in mezzo alla città

I dieci migliori lavori dei lettori che hanno partecipato al nostro concorso letterario. Un cammino ricco di spiritualità, vissuto e scritto da Laura Maffezzoni

 3 aprile 2023. 

Mentre mi godo il silenzio della mia aula, fintanto che i bambini sono in palestra, arriva un messaggio di Fra Gabriele: «Se io in luglio andassi in itineranza, da Canale d’Alba fino ad Imperia dalle Clarisse, ti andrebbe?». 

Una sorpresa, aspettavo questo invito dal 2008, accetto senza esitare!

è l’estate giusta per lasciar andare le gambe, camminare per me è da sempre un balsamo.

Sono molto tesa, decisioni grosse bollono in pentola per situazioni complesse al lavoro.

Si aggiunge la fatica felice dell’aver appena salutato una quinta elementare, un gruppo classe speciale che ci ha visti crescere, una sfida dietro l’altra, attraversando la pandemia e le sue restrizioni per poter poi gioire della ritrovata normalità.

Mi fido del mio amico, preparo lo zaino e via; non conosco nessuno altro e non so quasi nulla del percorso, ho un unico desiderio: camminare.

8 luglio 2023

Partiamo in cinque per vivere la nostra itineranza nello stile francescano, fatta di sola Provvidenza, senza soldi né prenotazioni. 

Dopo poche ore di cammino Antonella non sta bene e torna a casa; il secondo giorno anche Bruna ci saluta, deve tornare al lavoro. 

Rimaniamo in tre: io, fra Gabriele e Roberto. Non mi preoccupo più di tanto – posso solo fidarmi che mi portino intera fino alla meta – penso tra me una sera mentre li vedo armeggiare con l’app dei sentieri!

Colline, vigneti, strade, cittadine, alcune gallerie (la mia paura più grande), sentieri, piccoli borghi sperduti, rotaie, costeggiare il fiume Tanaro, superare il Colle di Nava fino giù giù a Imperia, al mare… uno spettacolo della natura.

Incontriamo Domenico e la sua famiglia. A loro chiedevamo solo dell’acqua; ci hanno cucinato la pastasciutta, offerto un riposo all’ombra, aperto il cuore delle loro fatiche, provati dall’assistenza ad un parente disabile.

E poi il sindaco di Nucetto, con il suo passaggio in auto, che ci ha messo al sicuro da una strada troppo trafficata e ci ha portato per la notte lassù, nell’ostello vicino al Castello costruito intorno all’anno Mille.

Cinzia e Gianni, la cena pagata per noi al ristorante.

Una signora che vedendoci pregare si è fermata, ci ha chiesto una preghiera e ha tirato fuori dalla borsa della spesa una caciotta salvandoci il pranzo. Rimanere perplessi dai “non abbiamo niente per voi”, “non vi possiamo ospitare”… meravigliosa Provvidenza ci è comunque venuta incontro.

Aneddoti inevitabili, tante risate, i luoghi impensati per passare la notte, sguazzare nel fiume, una sveglia puntata troppo presto, la calorosa accoglienza delle clarisse e degli amici a Imperia, il bagno in mare come premio finale.

Epifania di Dio, come una settimana di esercizi spirituali dove la strada si fa Parola e la Parola si fa strada, perché è viva e concreta, perciò ha bisogno di stare in mezzo alla gente.

Modi diversi di vivere la povertà: quella di fra Gabriele con il saio, la mia di consacrata nel mondo, che vive la sua povertà senza essere riconoscibile immediatamente, quella di Roberto che ha lasciato a casa una moglie premurosa; diversità accomunate dal sentirsi al posto giusto sulla strada, perché “crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messo è per noi il luogo della nostra santità.” (Madeleine Delbrel)

Ed è così che capita l’inatteso: non è stato facile vincere se stessi per chiedere qualcosa da mangiare, un riparo per la notte; l’essenzialità e l’incertezza ti fanno attento, bisognoso, creativo, generoso, custode di chi cammina con te e di chi incontri, impari a lasciarti interrogare e custodire a tua volta, a ridare il giusto peso alle cose, a capire cosa ti è veramente necessario. 

In fin dei conti è il nostro stesso vivere, perché nel quotidiano siamo tutti mendicanti di qualcosa, fuori di noi e dentro di noi e in questo modo si crea comunione. 

Così quando siamo arrivati a Porto Maurizio dalle clarisse il 14 luglio ci siamo accorti di essere ormai un corpo solo, coordinati sul ritmo del cammino, delle pause, dei silenzi, della preghiera, della fame e delle chiacchiere… con la conferma che siamo fatti per stare in relazione, per sceglierci e lasciarci scegliere da chi incontriamo ogni giorno, perché la salvezza passa dai legami nella verità della Parola ricevuta prima di metterci in cammino. Il mondo aspetta chi senza esitare “passa in mezzo alla città” (Ez 9,4).

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