Il tempo, senza storia e senza memoria, brutalizzato dall’ideologia

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La polemica innescata dalla Ministra Roccella, che ha parlato delle «gite ad Auschwitz strumentalizzate dalla sinistra in funzione antifascista», segna una discesa libera nel qualunquismo politicante

Gentile Schiavi, ho recentemente assistito alle varie discussioni e polemiche in merito alle gite scolastiche in certi luoghi della memoria storica. E da mamma di un ragazzo quindicenne, mi chiedo se mai qualcuno di questi opinionisti o ministri abbia mai chiesto direttamente ad un adolescente quali siano i suoi pensieri o sentimenti in merito, cosa potrebbe significare per lui seguire il cammino dei binari di Auschwitz o entrare in un forno crematorio. Un quindicenne non ha bisogno di polemica o retorica, ma strumenti per capire e per ricordare. Da genitore, mi aspetto che mio figlio entri in quei luoghi confuso e disinteressato per uscirne scosso. Quel turbamento è necessario perché inizi a sviluppare una coscienza.

Sabrina Lex Milano



Gentile Sabrina, la parola gita associata alla geografia del dolore che porta ad Auschwitz appare stonata e fuori luogo, sembra trasformare in una fischiettante passeggiata la tragica ideologia dell’annientamento. Per questo condivido con lei la parola “turbamento”: in quel luogo segnato da macabri impianti di sterminio si esce scossi, muti, annichiliti dall’insensato e omicida progetto di dominio dell’umanità concepito dal nazifascismo. La polemica innescata dalla Ministra Roccella, che ha parlato delle «gite ad Auschwitz strumentalizzate dalla sinistra in funzione antifascista», segna una discesa libera nel qualunquismo politicante, è la risultante di un tempo senza storia e senza memoria, brutalizzato da semplificazioni cariche di veleno ideologico. Poter vedere per poter capire è un passaggio utile a ogni giovane, per darsi un’etica e una coscienza, per non negare che il genocidio degli ebrei è opera del nazifascismo, per distinguere ciò che è bene e ciò che è male, per poter dire che a Gaza c’è stato un altro genocidio e che il barbarico assalto di Hamas del 7 ottobre è una ferita che sanguina. Per non dimenticare, infine, che anche in Ucraina da tre anni si muore sotto le bombe. A chi non c’è stato e a chi non ne conosce l’esistenza, prima di andare ad Auschwitz suggerisco una visita preparatoria al Memoriale della Shoah, stazione Centrale di Milano, dove partivano i treni piombati con gli ebrei deportati nei campi di sterminio. Nell’atrio su un muro si legge la scritta “indifferenza”, quella che secondo Liliana Segre è la ragione che ha consentito la Shoah. Davanti al Binario 21 non si può restare indifferenti, come davanti ai forni crematori di Auschwitz, dove anche il silenzio ha la sua voce. “Son morto ch’ero bambino/ son morto con altri cento/ passato per un camino/ e adesso sono nel vento”, cantava Guccini. Pensavamo che il mondo avesse capito. Invece no.

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