La Milano che non ti aspetti Sempre di più studiano il dialetto

Facebook
Twitter

D’altronde, Milano non è solo da oggi una città accogliente, multietnica, internazionale, lo è da sempre. La città era una sorta di pentolone dove si scioglievano e si amalgamavano elementi identitari diversi, spagnoli e francesi compresi

Un amministratore di condominio sta tentando di riportare la calma tra una ventina di persone che litigano tra loro. Uno si lamenta delle scarpe sullo zerbino, l’altro del cane che abbaia sempre. Parlano solo in milanese. Non è un’assemblea vera, sono studenti del corso di dialetto che si stanno esercitando davanti al professore.
Siamo a Milano, in via Clerici, zona Cordusio, a due passi dal Duomo, nel cuore della città più multietnica d’Italia: in un’aula del Circolo Filologico va in scena il role playing della lezione di Piero Dragan, 63 anni, insegnante di dialetto. È una situazione inedita, negli ultimi anni il numero degli studenti è cresciuto sempre di più tanto che oggi ci sono almeno quaranta persone che frequentano il corso base o quello avanzato.
Possibile che in una città internazionale come Milano ci sia ancora chi vuole imparare il dialetto? Non era ormai stata definita una lingua morta e sepolta sotto i colpi della globalizzazione? «La verità è che gli studenti stanno gradualmente aumentando – racconta proprio Dragan – e il vero motivo è la spinta che hanno dato i social network. Prima, uno che mangiava la cassoeula (piatto invernale a base di verze e carne di maiale, tipico della tradizione popolare e della cucina milanese e lombarda) era considerato un povero disgraziato, oggi invece è tornata di moda. Tutti fanno il risotto con l’ossobuco e la cotoletta, ci si è resi conto che correndo così veloce verso il global ci si è persi il local, e si ha voglia di recuperarlo».
Diplomato al liceo scientifico, laureato in economia aziendale, Dragan è stato lui stesso allievo di milanese al Circolo Filologico: «Ho avuto decine di insegnanti e ho capito che cosa si deve fare e che cosa non si deve fare». Le sue non sono lezioni passive, dove si ascolta e basta. Al contrario, se nel corso base c’è una prima parte dedicata alla cultura milanese, una seconda parte di grammatica, poi qualche traduzione alla lavagna, qualche lettura e qualche esercizio orale, in quello avanzato è tutta conversazione in milanese.


Parlanti passivi
«I miei allievi sono i cosiddetti parlanti passivi – continua il …

Leggi di più

Gli ultimi articoli

Gli argomenti più seguiti