La scuola di Valditara? Militarizzata. Perché invece non parlare di pace?

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In un’epoca in cui si registrano conflitti in ogni parte del mondo, chi dovrebbe educare esalta agli occhi di bambini e adolescenti  un messaggio belligerante. A dirlo sono i fatti di cronaca

Se in una scuola si presenta Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati o se le maestre di un istituto comprensivo (il caso è quello di Marostica) organizzano un’attività per far conoscere ai bambini la Rotta balcanica, scattano ispezioni, verifiche, comunicati stampa in pompa magna che partono dagli uffici di viale Trastevere. 

Se gli studenti, di ogni ciclo e grado, vengono portati in una caserma a vedere velivoli di guerra, tutto va bene. 

È la scuola in epoca Giorgia Meloni e Giuseppe Valditara. 

In un’epoca in cui si registrano conflitti in ogni parte del mondo, chi dovrebbe educare, esalta agli occhi di bambini e adolescenti un messaggio belligerante. A dirlo non è chi scrive, ma lo dicono i fatti di cronaca.

Un canovaccio che si ripete

Il 21 agosto del 2024 l’ex provveditorato del Piemonte invia una nota a tutti i dirigenti scolastici, e per conoscenza ai direttori degli ambiti territoriali, con cui l’esercito fa sapere che “organizza per gli studenti degli istituti scolastici di primo e secondo grado della Regione, conferenze di orientamento e di informazione e visite scolastiche presso i reparti della Forza Armata”. 

Lo stesso canovaccio va in scena a Ghedi dove l’ufficio scolastico territoriale di Brescia, qualche mese prima, manda una circolare a tutte le scuole di ogni ordine e grado per invitarli all’evento denominato Mettiamo le ali ai nostri sogni con “la finalità di far conoscere e promuovere sul territorio, insieme alla cittadinanza, alle scuole, alle istituzioni, i valori che ispirano il servizio al Paese, le tradizioni e la cultura dell’eccellenza italiana nel mondo ed il patrimonio di storia, cultura aeronautica con le professionalità espresse dall’aeronautica militare. Oltre all’emozione per l’esibizione aerea, l’occasione potrà fornire agli studenti anche uno spunto per l’orientamento nella scelta del proprio profilo professionale ed occupazionale”. L’ufficio scolastico territoriale prevede come programma la visita agli stand e alla mostra statica presso il sesto Stormo Diavoli Rossi per poi assistere all’esibizione aerea. Accade persino che in una scuola dell’infanzia cattolica dei bambini di cinque anni vengano vestiti da militari a bordo di finti carri armati di cartone senza che nessuno del Ministero dica nulla. È il progetto Giornate speciali organizzato dalla scuola dell’infanzia cattolica paritaria di Fagnano Olona che ogni anno realizza i sogni dei bambini più grandi. 

Il consenso delle famiglie

C’è chi da grande vuol fare l’astronauta? Le maestre fanno in modo di fargli fare questa esperienza. Così la ballerina, il calciatore. Qualcuno ha immaginato di indossare la divisa. Lo hanno scritto le stesse insegnanti in un post sulla pagina Facebook della scuola poi rimosso: “Il mondo militare affascina sempre i bambini: ergersi a difensori della Patria era il sogno di Marco, Riccardo, Diego e Ricky. Abbiamo così trasformato la nostra scuola in una base per l’addestramento militare, la battaglia in trincea e un ospedale da campo con le migliori infermiere! La loro giornata speciale è stata indimenticabile grazie all’impegno delle maestre che, con la loro creatività, hanno permesso ai nostri bambini di vivere un sogno”. 

Il livello di militarizzazione è così alto che per la prima volta nella storia il 4 novembre del 2025 il piccolo sindacato Sisa proclama uno sciopero nel giorno dell’Unità nazionale e delle Forze Armate. Visto che a Valditara piace tanto il consenso delle famiglie forse non sarebbe il caso di chiederlo anche in questi casi? Suggerisco comunque al Ministro di leggere Aldo Capitini e Danilo Dolci quest’estate sotto l’ombrellone.

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