L’essenziale è invisibile agli occhi Le foto di Alessandro cieco dalla nascita

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Alessandro Bersani, cieco dalla nascita a causa della toxoplasmosi, è un fotografo professionista che cattura immagini della propria visione del mondo. «Ho pochissima risoluzione e non vedo i colori ma, avendoli studiati, li uso per trasmettere agli altri le emozioni che provo»

C’è un segreto per scrutare la vita. Ed è che l’essenziale, spesso, è invisibile agli occhi. È il 1943 quando tra le strade di New York viene pubblicato per la prima volta Il Piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, opera che affida a una volpe il fragile compito di riflettere sull’importanza di rendere visibile l’invisibile. Da allora sono passati ottant’anni e il libro è stato tradotto in quasi cinquecento lingue diventando il più tradotto di sempre.
Dopo la Bibbia, naturalmente. Rimane, dunque, da chiedersi, dopo tutti questi anni, cosa ne è stato dell’insegnamento della piccola volpe? E, forse, la risposta si può trovare nascosta in tanti piccoli frammenti conficcati nel tempo e nei luoghi del mondo. Ce n’è uno, in particolare, che si trova nella città di Piacenza, la cui storia, che inizia nel 1960, ha a che fare con una gatta.
«Mia madre aveva una gatta dalla quale, durante la gravidanza, ha contratto la toxoplasmosi» si presenta così Alessandro Bersani. La toxoplasmosi è una malattia provocata dall’infezione di un parassita che può trasmettersi all’uomo attraverso gli animali, in particolare i gatti. Una malattia che solitamente non causa sintomi negli adulti ma che diventa particolarmente pericolosa per le donne in gravidanza, per i rischi che la parassitosi può avere sul feto: aborti o problemi di sviluppo.
«Nel mio caso mi ha reso cieco. Ha colpito le macule delle retine, la parte dell’occhio preposta alla visione e alla percezione dei dettagli nella quale si formano le immagini – continua Alessandro – la mia è una cecità totale, sebbene riesca ad avere alcune informazioni visive. La macula funziona come uno zoom digitale per cui da molto vicino quella che vedo è un’immagine verosimile perché riesco a sfruttare la poca risoluzione che ho. Da lontano tutto peggiora perché è come se avessi un’immagine ad altissima risoluzione, facessi un ritaglio e la ingrandissi. Il risultato è che perdo tutti i dettagli».
In più c’è il discorso dei colori. «Non li vedo. Senza macule non c’è colore. Il colore lo conosco, lo gestisco e da un certo punto di vista lo domino perché l’ho studiato, pur non vedendolo. …

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