Lievete da annanze ‘o sole La Napoli meticcia raccontata dai suoi figli Che guardano al futuro

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Il documentario autoprodotto da Halim Mohammed, regista e attore somalo-partenopeo, ci porta a scoprire una Napoli lontana anni luce da quella da cartolina che siamo abituati a vedere, ma altrettanto bella e sicuramente molto più viva e reale

Su Scarp avevamo già dedicato un importante racconto a Noire Nap, uno spettacolo esuberante, originale e potente, realizzato da un collettivo di artisti, cantanti e ballerini della nuova scena black napoletana. Quello che il narratore onnisciente sapeva, in segreto, è che tra le pieghe di questo racconto, sullo sfondo, se ne stava muovendo un altro altrettanto importante: un filo conduttore, un’ulteriore manifestazione di un’identità che, ancora una volta, non ha bisogno che qualcuno le presti la propria voce o scelga il modo migliore di rappresentarla.

Si tratta di Lievete da annanze ‘o sole (Levati davanti al sole), documentario autoprodotto con il supporto del Dipartimento di etnomusicologia dell’Università di Innsbruck, opera prima di Halim Mohammed, regista, autore e attore emergente somalo-partenopeo. Un film uscito nel 2025 e premiato con la menzione speciale del pubblico al Laceno d’Oro 2025, che nasce dentro la stessa realtà che racconta.

«Napoli, la mia città, è da sempre un corpo meticcio, un mare che accoglie e respinge, un ritmo di voci che si inseguono. Ma chi viene dal Sud del Sud, dalla diaspora, dal margine, resta troppo spesso fuori campo – racconta Halim Mohammed, che ha scelto questo nome d’arte per omaggiare i nomi della nonna e del nonno, a cui dedica con amore la sua vita e la sua neo-carriera da regista –. Ho voluto ribaltare quell’inquadratura. Filmare da dentro, non da sopra. Far parlare le voci che il cinema ha reso eco, farle suonare fino a spaccare il vetro dell’immaginario. La macchina da presa è un tamburo, un cuore che batte con la città». 

Realizzato in più riprese, prende il nome da una strofa di Malasorte di James Senese (Malasorte, va’, vattenne, levate ‘a ‘nnanz’ ‘o sole), uno dei capostipiti della Napoli multietnica, venuto a mancare lo scorso ottobre, e si muove a metà tra un documentario e un grande backstage dello spettacolo Noire Nap, ma non solo. 

Una Napoli poco stereotipata

Sullo sfondo di una Partenope poco “cartoliniana”, quella delle micro e macro comunità, invisibile ma incredibilmente vibrante, le voci della diaspora si intrecciano in un canto collettivo: è un film che danza tra rabbia, grazia e ironia, cercando nella musica la forma più pura della libertà. …

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