Luigi Negrelli, ingegnere Uomo formidabile, dimenticato

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Gratitudine? Mai abbastanza espressa. Il suo nome figura soltanto in una strada del Cairo. È un classico, del resto. Chi occupa davvero il centro della scena è spesso lontano da ciò che conta per dare valore e importanza alle urgenze della scena

Si chiamava Luigi Negrelli. Ingegnere. Geniale. Iperattivo. La sua opera più rilevante: progettazione del Canale di Suez, datata 1847, immaginando la canalizzazione diretta senza l’ausilio di chiuse agli imbocchi.
Un’idea vincente, scelta dall’imprenditore francese Ferdinand de Lessep. Era quest’ultimo incaricato di svolgere l’arduo compito dal viceré d’Egitto Sa’id Pascià. Nonostante l’opposizione degli inglesi che, con quel canale, avrebbero perso potere e denaro. Negrelli ottenne finalmente la direzione dei lavori anche se era malato e prossimo alla fine. Morì infatti il 1° ottobre 1858 a Vienna. Senza che i suoi dieci figli riuscissero ad ottenere un vero riconoscimento in memoria del padre. Un uomo formidabile, un grande dimenticato.
La sua storia sembra incredibile se misurata dalle opere che portano la sua firma. Intanto: nato a Fiera di Primiero il 23 gennaio 1799, sotto il dominio degli Asburgo d’Austria, studente a Padova, laurea in ingegneria a Innsbruck, direttore dei lavori pubblici per le regioni del Trentino-Alto Adige, Tirolo e Vorarlberg quando aveva soltanto 20 anni. Comincia qui una sequenza di sforzi straordinaria: sistemazione della rete stradale e idraulica della Val Pusteria e del corso del fiume Adige, riorganizzazione idraulica del corso del Reno. Quindi, trasferimento in Svizzera per progettare l’intera rete ferroviaria nazionale (così come esiste oggi), una vera impresa dati i dislivelli da superare; costruzione di una rete di acquedotti nel cantone San Gallo, ingegnere capo della Unione Commerciale di Zurigo per definire la rete stradale, la costruzione dei moli, dei ponti (compreso il ponte Munster sul Lammar), la riqualificazione del centro cittadino. Gli conferirono la cittadinanza onoraria di Zurigo. Lui ringraziò ma tornò in Austria come ispettore generale delle ferrovie dell’impero per costruire una quantità di tratte nelle odierne Repubblica Ceca e Ucraina, il ponte ferroviario sulla Moldava: 1.111 metri, 87 arcate. Inaugurazione il 1° gennaio 1850. Finito? Macché. Negrelli si era già trasferito in Italia per ricostruire la linea ferroviaria Milano-Venezia e la ferrovia del Brennero poco dopo la fine della Prima guerra di indipendenza.
Fu nominato nel 1850 Cavaliere di III classe dell’Ordine della Corona Ferrea con l’appellativo Moldelbe per ricordare il suo lavoro sui due fiumi della Boemia, la Moldava e l’Elba. A quell’epoca aveva già completato il progetto del Canale di Suez: una sola corsia, 164 chilometri di lunghezza, 8 metri di profondità, 53 di larghezza, l’acqua che scorre liberamente dai laghi Amari verso nord in inverno e verso sud in estate, assecondando la marea di Suez. Un progetto legato ad un sogno permanente visto che i primi scavi per realizzare il canale avvennero nel 600 a.C. su ordine del faraone Necao II, furono ripresi da re Dario I per collegare l’Egitto alla Persia e quindi dai mercanti veneziani nel Cinquecento, da Napoleone nel Settecento. Sogni, complicazioni, mancanza di strumenti tecnici. Un rebus che Negrelli risolse a furia di studio, ingegno, applicazione. Gratitudine? Mai abbastanza espressa. Il suo nome figura soltanto in una strada del Cairo. È un classico, del resto. Chi occupa davvero il centro della scena – lo vediamo oggi, ogni giorno – è spesso lontano da ciò che conta per dare valore e importanza alle urgenze della scena.

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