Marco Trabucchi

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«La paura di invecchiare si può vincere solo donando cura agli altri»


Lo pischiatra ed esperto di senilità spiega come vincere una delle paure peggiori nel diventare anziani: essere soli. «Mangiare insieme anche con persone che non sono state con noi nella prima parte della vita, è meglio che preoccuparsi del colesterolo»

Invecchiare non fa paura, di Marco Trabucchi, San Paolo editore, non è un libro sulla vecchiaia, ma sulla forza della vita. Che non finisce quando termina il vigore, ma semplicemente si trasforma, e di questa trasformazione siamo responsabili, in parte, tutti noi. Il passaggio non sempre è lieve – per qualcuno fa capolino la depressione – ma si può domare. E soprattutto si può imparare a riconoscere ciò che possiamo ragionevolmente, e filosoficamente, mettere in atto per stare bene nella nostra nuova condizione. 

Una cosa è certa. Il numero degli anziani in Italia è destinato a crescere rapidamente: secondo l’Istat, nel 2031, le persone di 65 anni e più potrebbero rappresentare il 27,7% del totale (nel 2023 erano il 24,4%). Ne parliamo con Marco Trabucchi.

Professor Trabucchi, chi è l’anziano, oggi?

È difficile essere schematici su questo perché sono tante le variabili da persona a persona. Ci sono quelli già vecchi a 60 anni, altri che a 75 non hanno ancora nulla che li releghi nell’universo dell’anziano classico. Direi che è vecchio chi incomincia ad avere bisogno degli altri. Intendo bisogno psicologico, bisogno fisico, economico, bisogno organizzativo. Ecco, questa è la mia scelta di definizione dell’anziano e come dicevo non ha dei parametri fissi in riferimento all’età della persona.

Andiamo alle citazioni del suo libro, in esergo. La scelta di inserire Paolo Borsellino: «Sono un uomo fortunato perché alla mia età riesco ancora a emozionarmi». Ecco, le emozioni. Sono la forza della vita, però gli anziani spesso sono disincantati, incapaci di meraviglia, a volte assuefatti al peggio. Cinici…

Nel libro dico che ci si può preservare un po’ da questo umore che definisco un abbruttimento dell’animo. Anch’io ritengo che troppo spesso le persone anziane si inaridiscono di fronte alle difficoltà, si fermano. In molti casi li ho visti provare una sorta di vergogna ad emozionarsi perché nella vita precedente – la considerano così la gioventù – non sempre ha corrisposto poi una risposta adeguata o un’attenzione degli altri. E dunque si ritraggono per non stare male. E poi c’è la difficoltà di gestire le esperienze che hanno avuto e che li porta a un indurimento del cuore, ma i primi a starci male sono loro. Si può cambiare? Credo che più che altro ci si può preservare da questo. Quelli che dicono che non si fanno coinvolgere sono gli stessi che poi si deprimono e hanno poca voglia di vivere.

Quindi cosa consiglia?

Innanzitutto cercare di farsi coinvolgere il più possibile dalla realtà. Immergetevi nei problemi delle …

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