Marie sta rinascendo grazie a una casa L’housing first funziona anche a Berlino

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Marie non ha risolto i suoi problemi con l’alcool e non cerca di nasconderlo di fronte all’assistente sociale. «Accettare le dipendenze è un principio fondamentale di housing first – spiega l’operatore –. Il nostro atteggiamento è aperto e accomodante. Aiutiamo senza moralismi o paternalismo.
Però a intervalli regolari la dipendenza viene tematizzata». E si offrono soluzioni

Prima un appartamento poi tutto il resto e, se possibile, una nuova vita. Questa è l’idea alla base di housing first. Lanciata negli Stati Uniti negli anni Novanta, si basa sul presupposto che l’alloggio è un diritto umano. Avere una casa, uno spazio sicuro, è vista come la base per affrontare con successo tutti gli altri problemi.
L’housing first approda a Berlino nel 2018. Da allora le associazioni che partecipano al progetto sono riuscite a trovare un appartamento a 227 senzatetto. Il 90% di loro sono rimasti come inquilini stabili. Alla base di tutto ci sono i finanziamenti dell’assessorato al lavoro e alle politiche sociali del Comune: 2,8 milioni di euro nel 2022 e 3,3 milioni nel 2023.
Prima ottenere una casa era molto più difficile. Bisognava dimostrare di avere sotto controllo le proprie dipendenze o le rate dei debiti. Moltissimi alla fine gettavano la spugna. Con l’housing first non esistono pre-condizioni, tranne l’assenza di psicosi acute. La casa è comunque solo un punto di partenza. Tutti, infatti, ricevono poi regolarmente un supporto psicologico ed educativo.
Marie ora ha una casa
Lo dimostra bene il caso di Marie, raccontato dal quotidiano locale MOZ. La sua storia ha molti punti in comune con quella di centinaia di altri senzatetto. La mamma che le muore tra le braccia a sei anni. Il papà violento. L’infanzia in istituto, dove è vittima di abusi.
A 18 anni è finalmente libera. Impara una professione e ottiene il certificato di mastro muratore. Entra nel movimento delle case occupate negli anni Ottanta e Novanta. Ristrutturare vecchi edifici in rovina diventa il suo pane quotidiano. Con la caduta del muro le case occupate iniziano però ad essere sgomberate, una dopo l’altra. E Marie finisce per strada, per undici anni, facendo la spola tra ostelli, dormitori e una tenda a Görlitzer Park, nel quartiere centrale di Kreuzberg, assieme al suo cane. «Mi ha protetta dalle aggressioni per strada. Con lui non ho mai avuto paura», racconta Marie, che oggi ha 61 anni.
Da stupidi non chiedere aiuto
Quando dorme nel parco, Marie si reca spesso alla vicina mensa dei poveri, dove può anche fare la doccia e il bucato. Lì entra in contatto con gli operatori. «Solo allora ho imparato che sei davvero stupida se non chiedi aiuto», ha spiegato a MOZ. Le viene assegnato un operatore che la inserisce nella lista d’attesa per l’housing first. Dopo pochi mesi arriva la notizia tanto attesa: c’è un appartamento disponibile, vicino alla stazione nord. Ora c’è un altro operatore che la segue e la va a trovare ogni settimana. La aiuta a compilare i bonifici per pagare i filtri dell’aspirapolvere, a prendere appuntamento dal dentista per una nuova dentiera.
Marie non ha risolto i suoi problemi con l’alcool e non cerca di nasconderlo di fronte all’assistente sociale. «Accettare le dipendenze è un principio fondamentale di housing first – spiega l’operatore –. Il nostro atteggiamento è aperto e accomodante. Aiutiamo senza moralismi o paternalismo. Però a intervalli regolari la dipendenza viene tematizzata».
E si offrono soluzioni. Marie è all’inizio del percorso. Ha un tetto e una buona pensione, perché ha lavorato e versato i contributi. Grazie a housing first, non dovrà più trascorrere i prossimi anni per strada, come molti dei 60 mila senzatetto di Berlino.

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