Nel romanzo A esequie avvenute torna come protagonista l’Alligatore, che appare smarrito di fronte al nuovo ordine criminale dove tutti sembrano, e si sentono, innocenti

Massimo Carlotto è un esploratore dei mutamenti sociali, specialmente a partire dal suo territorio, il Nord Est. Quel Veneto ricco di bellezza e di denari, però anche di illegalità diffusa. Sempre più diffusa.
Ma lungi dal raccontare una porzione di tessuto sociale, lo scrittore nei suoi noir rivela le trasformazioni del mondo, a partire da quello che vede accanto a lui. A esequie avvenute (Einaudi) è il suo ultimo lavoro: qui l’investigatore privato a cui Carlotto ha dato vita 30 anni fa, l’Alligatore, alias Marco Buratti – a proposito, si chiama così perché cantava nel gruppo Old Red Alligators – appare un po’ smarrito di fronte al nuovo ordine criminale, dove tutti sembrano, e si sentono, innocenti.
Continua a raccontare i crimini del Nord Est. Non è paradossale che proprio il Veneto, la regione bianca, cattolicissima, sia anche un laboratorio criminale?
Ci sono due regioni. C’è un Veneto con il maggior numero di associazioni di volontariato in Italia, ma c’è anche un Veneto che ha il Pil più alto del Paese dato essenzialmente dal flusso di denaro illegale, nero, percepito però come legale. Qui il nero è la regola, l’evasione fiscale viene giustificata con il pretesto che altrimenti non si muove l’economia. Il nuovo fenomeno è questo immenso flusso di denaro sporco, da riciclare, che viene affidato alle banche clandestine cinesi, in grado di aggirare le norme sul riciclaggio. Quindi, da una parte il Veneto che si impegna rispetto al territorio, ed è molto bello e che amo moltissimo. Dall’altra parte c’è un Veneto marcio, che inquina, cementifica dove può, e ruba il denaro alla collettività. …




