«La mafia al Nord è un mostro a tre teste»
La criminalità organizzata è nelle istituzioni politiche perché i soldi pubblici, sia al Nord che al Sud, sono il piatto forte per le mafie. «Giovanni Falcone mi disse che la metà dei profitti della mafia venivano dagli appalti»
«Era il 1996. In tanti si meravigliavano su come fosse stato possibile scrivere centinaia di pagine su un fenomeno che molti giuravano non esistesse». Parliamo di mafia. è Nando dalla Chiesa a farci da guida nella storia della società mafiosa in trasformazione. Sempre meno visibile, ma sempre più capillare, a Milano e in Lombardia.
Oggi a trent’anni di distanza, il libro Mafia a Milano e in Lombardia. Ottant’anni di affari e delitti (Zolfo Editore), di Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni è alla sua terza edizione. La prima trent’anni fa, per Editori Riuniti. Nando dalla Chiesa ne ha curato l’introduzione, fin dalla prima edizione.
«Questo libro – ci dice dalla Chiesa, sociologo, scrittore, politico – racconta una storia di cui si sa tutt’ora poco». Il padre, il generale e prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, fu ucciso dalla mafia nel 1982, pochi mesi dopo il suo insediamento a Palermo. Era lì per contrastare cosa nostra. Una grande rimozione che, insieme alla corruzione, è stata l’autostrada confortevole sulla quale i poteri mafiosi sono passati, e hanno prosperato, nel corso di questi ottant’anni. Gli anni della nostra Costituzione. La conquista del Nord più avanzato da parte degli eredi dei pastori calabresi ha rappresentato per questi ultimi la lotta per il potere nazionale, con epicentro proprio in Lombardia che si lasciava alle spalle la società contadina e avanzava verso l’industrializzazione».
Una storia complessa di cui Nando dalla Chiesa è sempre stato protagonista, dalla parte della resistenza al fenomeno mafioso. Nel 2013 ha fondato, e tutt’oggi dirige, l’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università Statale di Milano. Dal 2021 ha la delega dell’Ateneo sui temi della criminalità organizzata e dell’educazione alla cultura antimafia.
«Pochi sanno – racconta dalla Chiesa – che qui è presente il più forte movimento antimafia d’Italia, pari solo a quello siciliano, a tal punto che Milano viene presa come esempio anche in Sicilia per la quantità di iniziative. La Lombardia è il più grande serbatoio di volontariato per l’utilizzo dei beni confiscati alla mafia e l’Università Statale di Milano detiene la leadership mondiale nella formazione in materia di criminalità organizzata e di educazione alla legalità. In Lombardia è cresciuta anche una poderosa attività di teatro grazie a un doppio comitato antimafia nel consiglio comunale di Milano. Qui è nato il coordinamento degli insegnanti e dei presidi antimafia d’Italia che non esiste neanche a Palermo. Ma c’è poi la parte avvelenata. La Lombardia per la mafia è stata una prateria da conquistare per via di imprenditori e professionisti complici».
Oggi di mafia si parla poco. Chissà se i giovani studenti sono consapevoli di come cambia un territorio sotto il loro potere.
Certo che lo sono. Il processo Hydra, uno dei più importanti della storia di mafia in questo territorio, si sta svolgendo alla presenza di moltissimi studenti. Ci sono giovani sindaci e ….





