Napoli ExplosionMostra sugli eccessi dei botti di Capodanno

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Le foto, scattate dall’alto del Monte Faito da Mario Amura e i suoi collaboratori la notte del 31 dicembre, mostrano il golfo illuminato dalle luci di migliaia di botti 

Il Real Albergo dei Poveri ha ospitato fino al 19 aprile, con ingresso gratuito, la mostra Napoli Explosion di Mario Amura, un grande artista. Amura ha deciso con i suoi amici di andare nella notte del 31 dicembre, sul Monte Faito, per fare foto dei fuochi d’artificio, perché Napoli si riempie di fuoco per dare il benvenuto al nuovo anno. Le foto sono movimenti di luce e scintille scintillanti, c’è una foto che mi ha colpito, del Vesuvio e della pioggia di fuoco che sembra trasformarsi in pioggia d’argento: è spettacolare. 

Oltre a Napoli Explosion l’Albergo dei Poveri ospita un altro interessante evento: Ancora qui-prologo, una mostra che parla proprio della storia di questa struttura costruita nel ’700 e voluta da Carlo di Borbone per ospitare, tra gli altri, i bambini poveri e orfani, oppure quelli che avevano i genitori ma che comunque non potevano offrirgli niente, perché a Napoli la povertà è sempre esistita. 

Tanti bambini facevano il loro ingresso e ne uscivano a 18 anni, le donne invece a 21 anni: erano invisibili in quelle mura, entravano senza niente, senza ricordi, e tante volte senza neanche un cognome. La scelta del re è stata quella di far imparare un mestiere a tutti. Al primo piano ci sono tutti gli oggetti che hanno ritrovato nella struttura di accoglienza. Appena entri senti la sofferenza di quei bambini, come se urlassero e piangessero ancora. Ci sono scarpe, documenti e foto. C’era una foto di bambini con i capelli rasati, e poi una foto di una bambina, che nella descrizione c’era scritto che faceva la prostituta, e fu messa lì per insegnarle un mestiere. Poi ci sono piatti di ferro, pentoloni di ferro dove mangiavano colla di semola: erano tutti malnutriti, infatti uno dei bambini morì di malnutrizione. C’erano foto di ragazze che a soli 13 anni venivano date in sposa a vecchi nobili oppure andavano a fare da governanti dai ricchi. L’Albergo dei Poveri era un luogo triste, di pianti, anche se la musica sonora si sentiva con canzoncine e risate dei bambini, ma come sempre, ci ricorda che i poveri sono sempre stati invisibili. 

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