Noire Nap Il nero napoletano che rompe gli schemi culturali

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Un rapper senegalese diventato produttore di riferimento per gli immigrati a Napoli, un MC (master of ceremonies) gambiano contaminato con la tammorra, una ballerina ivoriana che afferma la sua identità attraverso il movimento: la Napoli black, mulatta e meticcia ha una biografia complessa, ancora in divenire e con archivi impossibile da sovrapporre.
Per dare voce alle storie di migrazione, trasformazione e autodeterminazione, alcuni hanno scelto la musica, l’arte che rivendica il suo diritto all’opacità (teorizzato da Edouard Glissant) con la missione di riappropriarsi dei meccanismi di decodifica. Attraverso il modello encoding-decoding di Stuart Hall, celebre teorico del multiculturalismo, si evidenzia come i media possano imporre visioni del mondo, spesso favorevoli alle classi dominanti, ma anche come il pubblico possa reinterpretare questi messaggi. Questa comunità dimostra il potere della lettura oppositiva, riscrivendo narrazioni e creando significati inattesi e potenti. Uno degli esempi più d’impatto è Noire Nap, uno spettacolo che ha debuttato il 28 aprile a Napoli, frutto di un collettivo di una ventina di artisti tra producer, rapper, coreografi e ballerini. Ognuno con il proprio stile, messaggio e lingua: «Quando scrivo non mi rendo conto se è francese o napoletano» …

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