Non mi curo più

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Sono sempre di più gli italiani che rinunciano alle cure. Tra chi non può aspettare i tempi lunghi del Servizio sanitario nazionale, chi non può pagare il ticket e chi non ha soldi sufficienti per comprare i farmaci. Sono tanti, quasi sei milioni, un italiano su 10. Nonostante la spesa sanitaria nel nostro Paese abbia raggiunto la cifra monstre di 186 miliardi di euro all’anno, le liste d’attesa sono all’ordine del giorno e riguardano tutti, ricchi e poveri. Chi non ha difficoltà economiche  si rivolge al privato; tutti gli altri, aspettano o rinunciano a curarsi

Oltre al pacco viveri, servirebbe anche un pacchetto salute. Di recente la Caritas di Vigevano ha lanciato un appello, invitando i medici in pensione a rimettere il camice per offrire assistenza a chi non può permettersi le cure. Una volta erano i disoccupati o gli stranieri irregolari, oggi invece, a rinunciare a una visita medica perché i soldi non bastano, sono anche famiglie normali che con un potere d’acquisto sempre più ridotto, non riescono a sostenere il costo della vita.

Quello che succede a Vigevano è la copia esatta di ogni luogo d’Italia: nel 2024 – secondo l’Istituto nazionale di statistica – il 9,9% della popolazione, circa 6 milioni di persone, ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie ritenute necessarie, come visite specialistiche o esami diagnostici. Le cause principali sono, da un lato, le lunghe liste d’attesa e dall’altro i costi delle prestazioni, che molte famiglie non riescono più a sostenere. Il fenomeno appare in crescita sia rispetto agli anni precedenti sia rispetto al periodo pre-pandemico, segno di un peggioramento nell’accesso alle cure e di maggiori difficoltà nella prenotazione di esami e visite.

Liste d’attesa e povertà non producono però gli stessi effetti per tutti. «Le lunghe attese riguardano sia i ricchi sia i poveri – osserva Walter Nanni, responsabile del servizio studi e ricerche di Caritas Italiana –. Ma chi ha disponibilità economiche può scegliere di uscire dal circuito pubblico e rivolgersi al privato o all’intramoenia (attività in libera professione, ndr). Chi non ha i soldi, invece, non ha alternativa: rinvia o semplicemente rinuncia». 

Un dato che, secondo Daniela Barbaresi, segretaria confederale della Cgil nazionale, segnala una crisi profonda del Sistema sanitario. «Una persona su dieci in Italia rinuncia a curarsi. È un dato che conosciamo, ma l’aspetto più preoccupante è che ci stiamo assuefacendo». Dietro i numeri, sottolinea, ci sono persone che pregiudicano la propria salute e un sistema che non viene più messo nelle condizioni di garantire il diritto alla cura. Eppure, ricorda Barbaresi, il Servizio sanitario …

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