Okon, Fernando e gli altri compagni di viaggio e di destino

Tra le vittime del deragliamento di Milano, c’era una persona senza dimora. Capita spesso che gli homeless cerchino rifugio sui mezzi pubblici. Ad alcuni dà fastidio. Ma su un tram non salgono inclusi ed esclusi. Solo fratelli e sorelle

Un unico viaggio, il medesimo, doloroso destino. A bordo del modernissimo tram che in un pomeriggio di fine febbraio è deragliato a due passi dal centro, viaggiava un ridotto ma rappresentativo campione della Milano dei nostri giorni. Non ci si pensa abbastanza, ma se c’è qualcosa di davvero democratico, nelle metropoli odierne, sono i mezzi di trasporto pubblico. Se funzionano, funzionano per tutti. Se vanno a singhiozzo, fanno singhiozzare tutti. E tutti (o quasi: i superpaperoni hanno altri strumenti per esercitare il loro diritto alla mobilità) se vogliono scansare il traffico urbano finiscono per servirsi di una metropolitana, un autobus, un tram. Ci si schiaccia gli uni sugli altri, il vecchio e il giovane, lo studente e il manager, il professionista e il volontario, l’abbiente e il non.

Non è raro che a questa folla si mescolino individui che non hanno né un esatto punto di partenza, né una meta precisa da raggiungere. Okon Johnson Lucky, nigeriano, 50 anni il prossimo agosto, una delle due vittime dello schianto del 9, è stato identificato qualche giorno dopo l’incidente. Sulle prime, nella concitazione dei soccorsi, la sua identità era stata scambiata con quella di Abdou Karim Touré, 56enne senegalese, gravemente ferito nello schianto. Ad accomunare i due uomini, oltre all’origine africana, la loro condizione di vita: entrambi persone senza dimora. Abdou risulta inserito nel circuito dell’assistenza garantito dal Piano freddo del Comune di Milano; Okon a ottobre si era rivolto allo sportello accoglienza immigrati di Caritas Ambrosiana, chiedendo assistenza per presentare alle autorità italiane richiesta di protezione internazionale, e in quella occasione aveva dichiarato come luogo di riferimento piazza Duca d’Aosta. Viveva, insomma, in luoghi di fortuna nei pressi della stazione Centrale.

Sulla stessa barca

Capita spesso che chi non ha una casa trascorra del tempo, durante la giornata, sui mezzi pubblici della città. Una soluzione pratica per ripararsi alle insidie del clima e per riempire i tempi morti tra un appuntamento e l’altro della tipica giornata da homeless. Capita anche che la presenza di queste persone sia considerata con sospetto, se non con fastidio, da altri viaggiatori. Nonostante il fatto che, per lo più, si tratti di presenze dimesse e tranquille. Più che da razzismo o crudeltà, il disagio può nascere dallo specchiarsi in un’esistenza ai margini, e dall’inconscia paura di essere costretti, un giorno, a trovare rifugio in un tram, non avendo altre certezze cui affidarsi.

Non si sa se Okon Johnson Lucky e Abdou Karim Touré viaggiassero insieme. La loro presenza sul mezzo deragliato è però un monito a tutti noi, e alle nostre istituzioni, a intensificare gli sforzi di accoglienza, assistenza e inclusione che rendono una comunità più umana. Milano (enti pubblici e del privato sociale) ha fatto molto, negli ultimi anni, per irrobustire gli interventi a favore degli homeless, in inverno e non solo. Ma ancora meglio si può fare. E, soprattutto, si possono modificare e rendere più realistiche e meno escludenti politiche migratorie e prassi burocratiche che hanno, come esito principale, la produzione e l’incremento di situazioni di irregolarità. Le quali umiliano chi vi si trova coinvolto, e di certo non alimentano sentimenti di sicurezza e coesione nella comunità.

Si dice spesso, con espressione retorica, che in questa vita siamo tutti sulla stessa barca. Di sicuro Okon e Abdou erano sullo stesso tram che conduceva verso le loro case, il loro lavoro e i loro affetti Fernando Favia, l’altra vittima del deragliamento, e gli oltre 50 feriti. Provenienze diverse, storie lontane, impegni e attese distinti: ma su quel tram non c’erano cittadini e clandestini, indigeni e stranieri, ricchi e poveri, inclusi ed esclusi. Solo fratelli e sorelle. Compagni di viaggio, compagni di destino.

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