Per trecento volte dalla parte di chi non ha voce 

Facebook
Twitter

Trecento numeri. Trent’anni di storie, di lavoro, di strada percorsa insieme agli esclusi, ai più poveri, agli emarginati. Potremmo fermarci qui, e celebrare con soddisfazione questo traguardo importante. Ma non è nello stile di Scarp de’ tenis.  Non lo è mai stato, sin da quando si decise nel 1996 di rilevare come Caritas, quel giornale che già sapeva di selciato e di dignità tenuta insieme con poco. Non è nello stile di chi ha imparato che la strada non è una metafora: è un posto dove si dorme davvero, dove si soffre il freddo, dove si muore – spesso – dimenticati. 

Trent’anni di storia di questo Paese, visti dal basso. Trent’anni di riforme annunciate e promesse dissolte, di politiche sociali spesso incapaci di dare risposte concrete e sempre in misura insufficiente. 

Il numero 300 di Scarp de’ tenis esce in un momento in cui l’Italia ha bisogno di scegliere che tipo di società vuole essere. Una società che guarda dall’altra parte, che abbassa gli occhi quando incontra qualcuno che chiede, oppure una società capace di fermarsi, di riconoscere nell’altro un volto e non un problema, una storia e non un fastidio.

Ma vogliamo dire una cosa chiara: trecento numeri non sono un traguardo. Sono una denuncia. Se dopo trent’anni c’è ancora bisogno di un giornale come Scarp – eccome, se c’è – significa che qualcosa, nel sistema, continua a non funzionare. Significa che la rete di protezione sociale ha ancora buchi troppo larghi. Significa che la vita dei più fragili non cambia neanche con i più fitti interventi sociali che pubblico e privato hanno messo in campo in questi trent’anni. Significa che l’emarginazione non è un fenomeno residuale ma è strutturale. 

E infine, un grazie. A chi il giornale lo fa, ma soprattutto ai nostri venditori. Sono la colonna portante. Senza di loro, Scarp, non avrebbe senso.

Leggi di più

Gli ultimi articoli

Gli argomenti più seguiti