Perché il Tagikistan è una frontiera dei cambiamenti climatici

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Tra quelle della ex Unione Sovietica è la repubblica più povera. La metà della popolazione del Paese, oltre 5 milioni di persone, vive con poco più di 1 euro al giorno. Il 30% non riesce a procurarsi cibo a sufficienza. Non bastasse, i cambiamenti climatici accentuano le sacche di povertà

Le “frontiere” dei cambiamenti climatici, ovvero i luoghi della Terra nei quali i loro impatti sono già presenti e drammatici, non sono soltanto le remote calotte glaciali artiche e antartiche che continuano a fondere a causa del riscaldamento globale. Né le Nazioni insulari del Pacifico che rischiano di scomparire per la conseguente risalita del livello dei mari. Anche alcuni Paesi più insospettabili, o dei quali comunque si parla meno, stanno patendo in maniera continuativa gli effetti dell’aumento della temperatura media globale.
Tra questi c’è il Tagikistan, ovvero la Nazione più povera tra le ex repubbliche sovietiche, secondo i dati della Banca Mondiale. Il cui presidente Emomali Rahmon, il 28 gennaio scorso, ha chiesto alla popolazione di «accantonare scorte di cibo per almeno due anni». Il motivo? …

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