Matteo e Carlo non incidono perché invece di provare a costruire una barca per due, sono partiti ciascuno sul suo gommoncino sgonfio. E il porto non li ha accolti: il naufragio politico è innegabile
Matteo Renzi e Carlo Calenda. Divisi, restano sotto la soglia del 4 per cento, e quindi niente Europa per due tra i più europeisti dei politici italiani. Insieme, chissà, ma senza pretendere di essere profeti, siamo certi che al 4 sarebbero arrivati e almeno uno di loro sarebbe al parlamento che riunisce i rappresentanti degli Stati (disuniti) d’Europa. Matteo e Carlo come le rette parallele che non s’incontrano mai? Esseri umani che guardano solo ai numeri? Politici che “contano” i voti e non le idee?
Questa triste epopea dei due sconfitti mostra senza se e senza ma uno dei problemi cruciali di questo tempo: troviamo più facilmente ragioni di divisione che occasioni di unione. C’era una volta, specie nel secondo dopoguerra, una sorta di barca metaforica e tutti quanti si remava insieme. Il padrone, chiamiamolo così, e l’operaio. Il sogno di entrambi era “stare meglio”, anche se il meglio per l’uno era – estremizziamo – uno yacht in Sardegna e il meglio per l’altro erano quindici giorni a Viserbella di Rimini. Ma così c’è stato il boom, così sono rinate moltissime cose, così il fascismo è stato diciamo accantonato e se è inutile rifare in breve la storia d’Italia, oggi siamo sicuramente a un crocevia della storia. E Matteo e Carlo non partono per Bruxelles, ma restano a casuccia. Cioè, non incidono, al momento, sulle strategie europeiste. E non incidono perché invece di provare a costruire una barca per due, sono partiti ciascuno sul suo gommoncino sgonfio. E il porto non li ha accolti: il naufragio politico è innegabile.
Quindi, a un osservatore, viene da dire che a destra esistono divisioni micidiali – che cosa c’entra Vannacci con Tajani? – ma si trovano le ragioni per allearsi (la vittoria e il potere); e a sinistra esistono divergenze che diventano fratture scomposte.
Può essere Elly Schlein l’ortopedico giusto? Presto per dirlo, di certo il Pd è tra i pochissimi ad aver guadagnato numericamente voti. Forse a sinistra è stato apprezzato l’impegno, la corsa, la nettezza delle prospettive, l’assenza di sconti diplomatici a Giorgia Meloni e quindi gli elettori hanno trovato le ragioni per andare alle urne e scegliere i candidati più potabili. Può Elly provare a far ragionare, in nome della vittoria e del potere, e di un programma preciso, Matteo e Carlo?
Usiamo i nomi di battesimo non certo perché li conosciamo, anzi, ma perché – scusateci l’arroganza – i due che non hanno raggiunto il 4 per cento sembrano proprio ragazzi. Ragazzi ai quali, metaforicamente, non sono mai state tirate le orecchie. Chissà se hanno compreso adesso, con le scelte degli elettori, da dove nasce quel rossore ai lobi. Una volta, ai ragazzi si chiedeva una promessa e loro dicevano: “Non lo faccio più”. Carlo e Matteo, siete cresciutelli, ma forse è il caso di guardare un po’ indietro, a quando i rimproveri venivano compresi.




