Pochi ma buoni

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 Il volontariato, in Italia, è in diminuzione. Il dato è innegabile, lo dice anche l’Istat: il numero di persone che svolgono una forma di attività gratuita per la collettività è scesa in dieci anni dal 12,7 al 9,1%. Le cifre però non bastano a raccontare la complessità della realtà. Perché dietro i numeri c’è un cambiamento più profondo, non un disimpegno, piuttosto un modo diverso di esserci 

Nelle associazioni, nei gruppi locali, nelle organizzazioni che si occupano di cultura, persone in difficoltà, cura dell’ambiente, si ripete sempre di più come un mantra: mancano volontari, si cercano persone disposte a dare qualche ora del proprio tempo. 

Il volontariato, in Italia, è in diminuzione. Il dato è innegabile, lo dice anche l’Istat nel suo ultimo rapporto pubblicato durante l’estate: il numero di persone che svolgono una forma di attività gratuita per la collettività è scesa in dieci anni dal 12,7 al 9,1% (l’ultimo dato si riferisce al 2023). I numeri però, come sempre, non bastano a raccontare la complessità della realtà. Perché dietro le cifre c’è un cambiamento più profondo, non un disimpegno, piuttosto un modo diverso di esserci. Meno presenza stabile nelle organizzazioni, più partecipazione fluida, intermittente, capace di adattarsi ai tempi e alle vite di oggi. «La flessione c’è, le rilevazioni lo confermano – osserva Lucia Boccacin, docente di sociologia all’Università Cattolica di Milano –. Ma il dato va letto nelle trasformazioni che riguardano la società. Oggi si lavora fino a 67 anni, i cosiddetti giovani-anziani sono spesso impegnati nella cura dei nipoti, e la conciliazione vita-lavoro è sempre più difficile. Tutto questo riduce il tempo disponibile, ma non il senso di responsabilità civica». In effetti, il volontariato resta fortemente radicato tra gli adulti e gli anziani. Sono loro, tra i 45 e i 64 anni, e persino gli over 65, a mantenere i tassi di partecipazione più alti. Accanto alla crisi del volontariato associativo, cresce quello individuale, più circoscritto e gestibile. È un impegno a misura di tempo: si partecipa quando si può, per eventi o emergenze, senza appartenenze stabili. È il modello sperimentato a Expo 2015 e che tornerà con Milano-Cortina 2026. Anche le piattaforme digitali e i social hanno reso più facile avvicinarsi a esperienze brevi, come la raccolta fondi online o le iniziative ambientali locali.

«Non è un fenomeno da demonizzare – dice Boccacin –. Può essere una porta d’ingresso. Il volontariato non è solo quello associativo ma è un insieme di gesti solidali, anche piccoli, che costruiscono fiducia e capitale sociale». 

Esperienze che hanno un senso

È soprattutto tra i giovani che il volontariato assume queste forme. «I ragazzi non si accontentano di un’attività qualunque, come se una scelta valesse l’altra – spiega Elena Marta, docente di psicologia e membro dell’Osservatorio Giovani Istituto Toniolo –. Cercano esperienze che abbiano senso, che producano un cambiamento reale. Per molti di loro l’impegno passa dai temi ambientali e dalla giustizia sociale». …

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