Il dato è inquietante: i più poveri, in Italia, sono i bambini. Un milione e trecentomila bambine, bambini e adolescenti secondo i dati più recenti dell’Istat crescono “senza avere a disposizione il necessario per una vita dignitosa”. Uno dei segnali più allarmanti che questo Paese sia sempre meno un luogo pensato, governato e costruito per i giovani è proprio quello relativo alla povertà: il 14% dei minori vive in povertà assoluta, percentuale che è più del doppio rispetto agli anziani, dove è povero poco più del 6% degli over 65. A dover sopportare le difficoltà maggiori sono le famiglie con bambini sotto i tre anni. Lo conferma anche il Report 2024 di Caritas Italiana secondo il quale un bambino piccolo ogni 7 in Italia è sotto la soglia di povertà, e con loro le famiglie. Un rapporto che non è mai stato così alto da dieci anni a questa parte. I primi mille giorni di vita sono fondamentali per la salute e lo sviluppo dell’intero arco dell’esistenza di un bambino. Ma per molti di loro la partenza è a handicap. Le storie raccolte da Scarp
I più poveri, in Italia, sono i bambini. Un milione e trecentomila bambine, bambini e adolescenti secondo i dati più recenti dell’Istat crescono “senza il necessario per una vita dignitosa”. Uno dei segnali più allarmanti che questo Paese sia sempre meno un luogo pensato, governato e costruito per i giovani è proprio questo della povertà: il 14% dei minori vivono in povertà assoluta, una percentuale che è più del doppio rispetto agli anziani, dove è povero poco più del 6% degli over 65.
Chi vive le difficoltà più grosse sono le famiglie con bambini sotto i tre anni. Lo conferma anche Caritas Italiana, che nel suo Report annuale 2024 ha dedicato una parte della ricerca proprio alle famiglie con bambini in questa fascia d’età: un bambino piccolo ogni 7 in Italia è sotto la soglia di povertà, e con loro le famiglie. Un rapporto mai così alto da dieci anni a questa parte.
«I primi mille giorni di vita sono un periodo fondamentale per mettere le basi per la salute, il benessere e l’apprendimento. Vivere in una condizione di deprivazione e di esclusione sociale incide in negativo sulla vita dei bambini e, ovviamente, anche su quella dei familiari – ci dice Walter Nanni, ricercatore di Caritas Italiana che ha curato il Report –. Quello su cui abbiamo puntato i riflettori sono le rinunce che queste famiglie sono costrette a fare per mancanza di soldi, sono rinunce importanti».
Se per le difficoltà nelle spese quotidiane gli aiuti arrivano, dai pacchi alimentari con latte in polvere o pannolini, agli oggetti per la prima infanzia di seconda mano, ci sono altre spese che vengono semplicemente eliminate. Come quelle per la salute.
«Il 15% di queste famiglie dichiara di non avere a disposizione il pediatra del Servizio sanitario nazionale, anche se tutti i bambini ne hanno diritto. C’è un problema di non conoscenza delle leggi, molte famiglie straniere pensano di non averne diritto, oppure di paura, da parte di chi non è in regola o vive in un’abitazione inadeguata e teme denunce – spiega Nanni –. Ma il problema è più ampio, perché ci sono zone d’Italia in cui i pediatri e i medici di base semplicemente non ci sono, non sono abbastanza o si trovano in zone distanti, difficili da raggiungere. E il 40% di queste famiglie non è in grado di pagarsi una visita privata in alternativa».
Ma se per il bambino si cerca di fare il possibile, le persone che davvero rinunciano a quasi tutto per cercare di risparmiare sono le mamme. …




