Quanto è importante comprendere il patrimonio del proprio Paese 

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Nelle scuole si è fatto molto per educare alla sensibilità ambientale. Meno per quella artistica. Eppure l’Italia ha il record di 59 luoghi riconosciuti come Patrimonio dell’umanità. La cittadinanza attiva parte anche da qui

Come si insegna ai nostri bambini e ragazzi l’Articolo 9 della Costituzione? Facciamo un passo indietro: chi lo ricorda? Non è quello sulla pace, non è quello che garantisce le minoranze linguistiche e nemmeno la libertà delle confessioni religiose ma è la parte dei principi fondamentale della nostra Carta che parla della cultura. 

Cita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio artistico della Nazione”. Chissà a cosa pensavano i padri costituenti e chissà se il paesaggio che vedevano è lo stesso che osserviamo noi. 

Gli italiani amano il loro patrimonio artistico oggi come ieri? Lo conoscono? L’Italia, con 59 siti, è al primo posto al mondo per numero di luoghi riconosciuti come Patrimonio dell’umanità. Ne sono consapevoli i nostri studenti? In quest’ultimi anni tanto ha fatto la scuola per sensibilizzare i ragazzi al rispetto dell’ambiente: in ogni classe è scontato che ci siano diversi bidoni per la raccolta differenziata. Tutti i bambini sanno del surriscaldamento. Ci sono comitati di genitori e amministrazioni che hanno inventato i Piedibus, facendo leva sulla diminuzione del traffico. Forse non abbiamo fatto lo stesso lavoro per far comprendere ai nostri cittadini più giovani che abbiamo un patrimonio da proteggere e per farlo dobbiamo in primis conoscerlo. Certo, per chi abita a Roma, a Catania, a Palermo, a Cagliari, a Venezia, Firenze, Torino o Milano è facile toccare con mano ogni giorno chiese, palazzi, scavi di ogni epoca. Vien quasi naturale anche a uno studente di San Gimignano in Toscana o di Monterosso in Liguria ma tutti, in ciascuna comunità, abbiamo un luogo che racconta la nostra storia. 

Spesso mi sono accorto che i bambini (ma anche i genitori e molti miei colleghi) passano di fronte alla chiesa del paese, all’antico palazzo comunale, alla cappella votiva, ai resti di una porta del passato o a una cascina senza sapere nulla di quel posto. 

Da qui è nata l’idea Adotta un monumento che ho avviato in questi mesi primaverili con una delle mie classi. Preso il mitico foglio Fabriano, matita e pastelli siamo andati alla chiesa principale, la Collegiata Santa Maria Purificata di Offanengo e abbiamo iniziato a osservarla: le colonne tutte uguali, il fonte battesimale, gli altari e a chi sono dedicati, l’abside nuovo. 

Formare cittadini del mondo

Indiani, musulmani e cristiani insieme per comprendere il patrimonio del proprio paese (anche questa è inclusione!). Ogni bambino ha scelto liberamente un angolo della chiesa per poi disegnarlo e colorarlo e infine, cercarne le informazioni. 

Così abbiamo fatto per il campanile senza punta, il palazzo comunale, per la biblioteca, per le chiese di San Rocco, Santa Lucia e della Madonna del Pozzo, per la cappella del Dossello e quella votiva vicino alla roggia Babbiona. 

Fuori dalla Collegiata, finalmente, i bambini hanno compreso il significato di quelle righe tracciate sulla pavimentazione della piazza: lì c’era l’antica chiesa e un cimitero che – quand’è stato scoperto – molto ci ha svelato di chi abitava nel nostro paese. Un atto di prevenzione al vandalismo perché conoscendo il valore di queste opere, ogni studente ha imparato ad amarle, sa che dietro un mattone c’è una storia che lo riguarda. Dobbiamo ripartire da qui per formare cittadini dell’Italia e del mondo. 

Chi sa apprezzare il proprio patrimonio artistico sviluppa anche un’infinita curiosità per quello degli altri Stati. Domani, quando Mirko, Sonia, Latifa, Amina andranno in Marocco o in Israele entreranno in una moschea o in una sinagoga con interesse.

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