Quei dolci capaci di abbattere il muro della nostra indifferenza

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Il profumo del pane appena cotto, dello zucchero che caramella, della pasta di mandorle lavorata a mano, del biscotto appena uscito dal forno. Anche così si può parlare di carcere e dei laboratori nati dentro le mura di alcuni istituti penitenziari italiani, dove uomini e donne detenuti imparano un mestiere vero, con orari, regole, clienti da non deludere. Lo certificano i numeri: chi lavora durante la detenzione, soprattutto con percorsi formativi solidi come quelli della pasticceria, ha una recidiva minore rispetto a chi, i mesi e gli anni, li passa in una cella senza far nulla. E c’è poi un valore aggiunto, meno misurabile ma altrettanto concreto: quei dolci escono dal carcere e arrivano sulle tavole di chi non ha mai pensato a quei luoghi. Comprare un panettone fatto da chi sta scontando una pena significa, senza bisogno di proclami, mettersi in relazione con un pezzo di società che normalmente teniamo a distanza. È un piccolo atto che incrina il muro dell’indifferenza, da entrambi i lati. Questo raccontiamo nel nostro servizio di copertina, un viaggio negli istituti di pena dove si insegna il lavoro e dove si producono cose buone.

Luglio è anche il tempo della vacanza e del riposo. Nel dossier Sante vacanze, ci perdonerete il gioco di parole, raccontiamo valore e numeri dell’ospitalità religiosa, un universo che comprende case per ferie, al mare o in montagna, foresterie nei monasteri e negli eremi. Non si tratta di ambienti chiusi, ma di luoghi dove instaurare relazioni autentiche. 

E infine le storie di Scarp, il cuore del giornale. Segnalo il Migrantour a Napoli e la street art a Centocelle. In questo numero trovate anche il secondo dei dieci racconti che abbiamo selezionato all’interno del nostro concorso letterario.

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