Renzo Piano

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«È il tetto che ti difende, che ti protegge, non le quattro mura»

Ogni volta che progetto un edificio cerco di sollevarlo, di farlo volare, di lasciare in qualche modo libero lo spazio sottostante. Lo penso come uno spazio aperto, accessibile, uno spazio che l’edificio restituisce alla città. È un modo di pensare la città come luogo che accoglie. Quello spazio diventa anche un riparo, un tetto

 I lunghi anni parigini hanno dato a Renzo Piano una visione della figura del clochard (termine gergale che pare provenga dal verbo clocher, barcollare) non limitata alla sola idea di emarginazione sociale. 

«Ci sono i senzatetto di necessità e ci sono quelli di fuga. Ci sono gli sconfitti e ci sono i fuggiaschi, i ribelli, quelli che alle regole non ci vogliono stare o non ci sanno stare. È un mondo che mi ha sempre silenziosamente interrogato. Quando progettammo il Beaubourg avevamo previsto uno “spazio sotto”, aperto alla città, che diventò in breve il rifugio di molti senzatetto e sans papiers. Intervenne la prefettura, lo spazio a pianoterra venne chiuso».

È successo anche altrove o solo al Beaubourg?

Ogni volta che progetto un edificio cerco di sollevarlo, di farlo volare, di lasciare in qualche modo libero lo spazio sottostante. Lo penso come uno spazio aperto, accessibile, uno spazio che l’edificio restituisce alla città. È un modo di pensare la città come luogo che accoglie. Quello spazio diventa anche un riparo, un tetto. E automaticamente ci vanno a dormire quelli che un tetto non ce l’hanno. Le autorità quasi sempre ti dicono “così non si fa, guarda che ci crei dei problemi”. Ma poi lo fai lo stesso. L’ho fatto anche a New York, per la nuova sede della Columbia. Mi piace così, mi viene bene, capisco che poi ci siano dei problemi di gestione…

È vero che per progettare un edificio si deve partire dal tetto?

Beh, io parto dal tetto perché il tetto è la cosa più difficile, anche strutturalmente. Fare un muro è relativamente facile, il tetto invece devi tenerlo su, deve reggere al vento. È il tetto che ti difende, che ti protegge, non le quattro mura. La prima cosa che ha fatto l’uomo è stata cercare di coprirsi. E una casa è nient’altro che un vestito più grande. Nelle caverne era umido, era pericoloso, a rischio di crolli, da lì nasce la necessità di uscire all’aria aperta, alla luce, e di mettersi un tetto sopra la testa. E subito è accaduto che il riparo fisico sia diventato anche un riparo mentale. Dentro una casa non ti basta sentirti protetto. Devi anche sentirti bene. …

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