Sandra Gilardelli

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«Gli uomini senza libertà non possono essere uomini felici»

Compirà 100 anni il primo luglio. Ha scritto le sue memorie in un libro che si intitola
La staffetta senza nome. Antifascista, resistente, volontaria Caritas. Una vita dedicata agli altri

 «Si era molto uniti. C’era proprio una fratellanza fra noi. Siamo rimasti uniti tutta la vita, dopo la guerra. Quando vado nelle scuole con bambini piccoli, non propongo lo stesso racconto che nei licei. Ai piccoli dico: sapete quale era il detto dei tre moschettieri? Tutti per uno, uno per tutti. Ecco, noi eravamo in tanti, non in tre, ma eravamo uno per tutti, tutti per uno. Ed era veramente così».

Sandra Gilardelli (100 anni il primo luglio 2025) è La staffetta senza nome, ora diventato un libro che la partigiana milanese ha scritto insieme alla giornalista Jessica Chia (Solferino Libri).

Tutto è cominciato con suo padre, Antonio. «Mi diceva, l’uomo senza libertà non può essere un uomo felice e la dittatura toglie la libertà».

La casa della famiglia Gilardelli viene ridotta a cenere e nel febbraio del 1943 si trasferiscono a Pian Nava, nel Verbano. Sandra è lì l’8 settembre.

«Io e mio padre abbiamo visto i primi soldati che scappavano sulle montagne per unirsi ai partigiani. Si toglievano la divisa. Abbiamo cominciato a dare loro qualcosa da mettersi. Tutto quello che c’era in casa. Tanto che quando mio fratello Peppino è tornato dalla guerra non ha trovato più niente. Qualcuno invece rimaneva dietro le persiane a guardare, ma quelli erano gli indifferenti e a noi non piacevano per niente».

Siete partigiani?

A 18 anni Sandra si unisce ai ribelli antifascisti: «Una mattina, dalla finestra di casa, vedo due ragazzi vicino a una panchina. Erano vestiti con abiti da montagna. Li ho raggiunti e con la forza della mia ingenuità gli ho chiesto se fossero partigiani. Uno di loro mi ha guardata male. Allora con la stessa ingenuità gli ho detto che volevo fare qualcosa per resistere ai fascisti. E così è cominciata». I due ragazzi appartenevano alla brigata alpina Cesare Battisti. Sandra inizia a collaborare come staffetta: «Mi davano delle lettere chiuse, io dovevo consegnarle. Non conoscevo il contenuto, spesso erano messaggi in codice. Se i fascisti ti prendevano ti torturavano per farti parlare, ma se non sai non dici». Sandra cominciò a essere sempre più attiva nella Resistenza. Assisteva il medico negli interventi ai partigiani feriti, procurava i farmaci, le bende per le ferite. Nascondeva armi e persone. È stata fermata più volte, ma con molta fortuna e altrettanto sangue freddo è riuscita a cavarsela. «Ho avuto paura quando un fascista mi ha fermata e mi ha strappato il documento che mi era scaduto. Ero con un’amica. Ci disse che ci avrebbe portato dal suo capo, sapevamo che era feroce. Poteva finire molto male. Ci ha salvato un ragazzo della X Mas (reparto fondato dopo l’8 settembre, ndr), incredibile. Era uno studente universitario, ci disse che gli ricordavamo le sue sorelle che aveva lasciato a Firenze».

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