Saliamo idealmente sul tram 26, quello che la sera dell’inaugurazione delle Olimpiadi era condotto da Valentino Rossi e che aveva come passeggero d’eccezione Sergio Mattarella. Da lì proviamo a dare uno sguardo sulla città
Proviamo a salire idealmente sul tram numero 26, quello che la sera del 6 febbraio abbiamo visto nel video olimpico. Ricordate? Alla guida c’era Valentino Rossi e seduto un passeggero d’eccezione il Capo dello Stato. Uno “spostapoveri”, come lo chiama Germano Lanzoni, il comico che da anni interpreta il milanese imbruttito, partito da un punto imprecisato di Milano alla volta dello stadio di San Siro per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. Una linea che idealmente ha portato Milano nell’avventura delle Olimpiadi invernali. E poi dove andrà questa città? Sentire per un mese i nomi dei capolinea di alcune linee della metro affiancati dagli inglesismi (Assago Forum-Ice skating Arena…) fa sorridere. Ma i Giochi olimpici invernali sono la continuazione di un percorso iniziato dieci anni orsono con Expo, che riuscì ad aggiungere alla vocazione terziaria, affaristica e commerciale della metropoli lombarda quella turistica. Un nuovo percorso di sviluppo che ha trasformato la città in un punto nevralgico del turismo, tanto da toccare punte di overtourism perfino in estate quando la città tradizionalmente si svuota di abitanti.
Questo ha fatto la gioia di tanti piccoli proprietari che anziché imbarcarsi negli affitti a lunga durata si sono tuffati negli affitti brevi di Airbnb, grazie alle tasse lievi. Milano è diventata rapidamente una delle capitali europee del circuito. Così, però, si sono svuotati i quartieri di abitanti in affitto e hanno chiuso negozi di prossimità. Ha vinto il portafogli, ha perso la socialità. Contemporaneamente Milano in questi anni ha attratto fondi sovrani e miliardari oltre ai Paperoni della moda, ed è entrata nell’Olimpo – la top five, “taaac” – delle cinque città più ricche del mondo. Ma, come insegnano i puntualissimi rapporti di Oxfam sulle diseguaglianze, nel Belpaese la ricchezza dei 71 miliardari residenti – 17 sono milanesi – aumenta al ritmo di 150 milioni al giorno, mentre i salari medi sono al palo. In Italia il 10% delle famiglie più ricche possiede oltre 8 volte le risorse del 50% più povero della popolazione. E i prezzi a Milano si sono adeguati, dalle case alle pizze, rendendo difficilmente accessibile anche una sera in pizzeria. Eccoci al punto, se il tram olimpico dovesse condurre Milano e la Lombardia verso un ruolo di città d’élite le conseguenze sarebbero pesanti. Si amplierebbe la platea delle persone escluse, degli invisibili. E di quelli che li aiutano, quella classe media che fornisce ancora alla città l’esercito dei volontari che la tiene viva grazie alle reti formali e informali delle associazioni facendone la capitale del no-profit.
Un tetto ai guadagni
Se la città diventa elitaria e mercenaria, è perduta. Finito il tempo olimpico il maquillage di efficienza, bellezza e precisione con i nomi inglesi delle stazioni del metrò svanirà, il problema sarà salvare l’anima di Milano diventata attraente, ma non più accogliente. Il primo banco di prova per chi governerà sarà l’uso di aree come quella che si è appena liberata dei binari a Porta Genova, stazione ferroviaria dismessa da un paio di mesi nel cuore del quartiere della movida, la Darsena. Se una parte dei preziosissimi terreni verrà destinato alla costruzione di case accessibili e popolari accanto a quelli da 10 mila euro al metro quadro, secondo uno schema in uso in altre città europee, vuol dire che Milano ha deciso di mettere un tetto ai guadagni e agli appetiti speculativi per conservare il suo mix sociale. Tornando alla metafora del video olimpico dello “spostapoveri”, se alla guida c’era un pilota campione di velocità, il passeggero era, però, Sergio Mattarella, simbolo di un’Italia gentile, forte e solidale, l’Italia del “noi” che ha forgiato la sua coscienza anche nel dolore e che perciò comprende la sofferenza degli altri e non lascia nessuno indietro. Non è retorica, sono i valori democratici della vera Milano, più forti dei portafogli. È tempo di svegliarsi e recuperarli.




