Si gioca,si scommette. Miliardi in fumo. Chi paga il prezzo più alto?

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Quando si affronta il tema del gioco d’azzardo ci si scontra subito con il fenomeno della normalizzazione. Un esempio? Nel pacco ci sono diecimila euro. Tieni o vai avanti? Scommessa. è così che funziona la normalizzazione: ciò che viene ripetuto diventa familiare, e ciò che è familiare smette di interrogarci.

Eppure dovremmo. Perché il gioco d’azzardo non è più un fenomeno marginale. Nel 2025 gli italiani hanno giocato 165 miliardi di euro, una cifra superiore all’intera spesa sanitaria pubblica. Dal 2018 a oggi è aumentata la partecipazione al gioco in tutte le fasce d’età, e il dato che inquieta di più riguarda i ragazzi: oltre la metà degli studenti delle scuole medie ha scommesso almeno una volta nell’ultimo anno. Quelle online, accessibili da smartphone, sono più che raddoppiate in pochi anni. La questione, insomma, riguarda da vicino il messaggio culturale che stiamo trasmettendo. Se scommettere entra nei tornei amatoriali, negli spot mascherati delle squadre di calcio, nei volti rassicuranti dei testimonial, allora l’azzardo perde la sua eccezionalità e diventa un’abitudine come un’altra. Ma non lo è. E le persone più fragili sono quelle che pagano il prezzo più alto. Sono questi i temi che affrontiamo nel nostro servizio di copertina, sulla quale campeggia Domenico, volontario tuttofare all’Opera Cardinal Ferrari di Milano. La sua storia è un romanzo. Vi invito a leggerla con attenzione.

Questo numero di Scarp sarà in vendita in agosto e settembre. 

A tutti auguro buone vacanze e mi permetto di suggerirvi una lettura per l’estate. Siamo sempre  in tema di smartphone. Il libro, si intitola Il diavolo in tasca. L’autore, Carlo Verdelli, tratteggia un magistrale reportage narrativo che lancia un grido d’allarme sulla dipendenza da cellulare. 

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