Un progetto visionario capace di attraversare tante stagioni

Il respiro lungo di chi ha attraversato tante stagioni. Questo sento, guardando ai nostri primi trent’anni di strada percorsa con le scarpe consumate di chi non si ferma, di chi crede che ogni storia ha diritto di essere raccontata. Mi guardo indietro, torno alla metà degli anni Novanta. E scorgo nei primi numeri il progetto visionario di don Virginio Colmegna. Un giornale che voleva essere strumento di restituzione della dignità, spazio per chi sta ai margini. Trent’anni. Una vita intera. E allora in questo numero speciale, debbo ringraziare Caritas Ambrosiana, Caritas Italiana e tutte le realtà che nel corso degli anni hanno creduto in questo progetto, sostenendolo non soltanto con le risorse necessarie, ma con qualcosa di più raro e prezioso: la fiducia. Grazie a Luciano Gualzetti, presidente di Oltre, la cooperativa che edita questo giornale. Ci ha sempre garantito libertà di espressione.
Il mio pensiero va a chi mi ha preceduto nella direzione di Scarp. Ognuno ha lasciato un segno, ha portato qualcosa di sé. A Paolo Lambruschi e a Paolo Brivio, va la mia riconoscenza più sincera. Grazie alla splendida redazione che ha permesso di far crescere Scarp e di renderlo un progetto unico nel panorama editoriale italiano. Grazie alla redazione di strada, ai venditori, la colonna portante del giornale. Grazie a Michele Serra, direttore speciale di questo numero 300.
Ma il pensiero più grande, quello che sento più forte mentre scrivo queste righe, va a voi: i lettori. Voi siete stati e siete il motivo per cui esiste Scarp de’ tenis. Ogni volta che scegliete di comprare la rivista, di aprire queste pagine, di leggere le nostre storie, ci dite, con questo gesto, che gli altri vi riguardano. Che le loro vite, le loro fatiche e speranze, non vi sono indifferenti. Grazie, di cuore. A tutti.




